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Gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare l’Iran con intensità, dicendo di aver colpito oltre 170 obiettivi negli ultimi due giorni. L’Iran ha risposto lanciando missili e droni verso i paesi del Golfo: gli allarmi sono suonati in Bahrein e Kuwait, ma un missile è stato intercettato anche nei cieli della Giordania. Si tratta di una consistente escalation rispetto agli attacchi e alle risposte circoscritte delle scorse settimane.

Oggi in Iran è in programma anche la sepoltura dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio, nel primo giorno di guerra. Le cerimonie per i suoi funerali sono in corso da giorni e hanno toccato varie città: il regime voleva utilizzarle anche per dimostrare l’unità del paese. L’ultima processione e la sepoltura sono state rinviate di otto ore, ma ufficialmente non per motivi legati ai bombardamenti americani, ma all’alto numero di presenze nelle ultime tappe.

Gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare l’Iran da mercoledì in reazione agli attacchi iraniani di martedì contro tre petroliere che attraversavano lo stretto di Hormuz. Il comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che i bombardamenti hanno come obiettivo rendere più difficile per l’Iran controllare il traffico nello stretto, colpendo sistemi di difesa antiaerea, basi missilistiche e infrastrutture logistiche, soprattutto lungo le coste meridionali del paese. Mercoledì il presidente statunitense Donald Trump aveva detto di considerare finito il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran previsto dal pre-accordo di giugno, che finora aveva retto.