Tra Iran e Stati Uniti è oramai escalation totale. Nella notte Washington ha scatenato la terza ondata di bombardamenti in meno di una settimana, colpendo circa 140 obiettivi militari iraniani. Dalla ripresa delle ostilità sono stati presi di mira più di trecento target. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro le installazioni militari Usa distribuite nei paesi del Golfo e annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz «fino a nuovo ordine». Droni e missili sono iraniani sono arrivati negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, Bahrain, Kuwait e Giordania.
A innescare l’ultima escalation è stato l’attacco alla Gfs Galaxy, una portacontainer battente bandiera cipriota che stava attraversando lo Stretto lungo una rotta vicina alle coste dell’Oman, utilizzata dalle navi per evitare le acque territoriali iraniane. Colpita dalle forze dei Pasdaran, l’imbarcazione ha preso fuoco e ha riportato gravi danni alla sala macchine. L’equipaggio è stato costretto ad abbandonarla, mentre un marittimo risulta disperso.
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Le Guardie rivoluzionarie sostengono che la nave avesse ignorato gli ordini di cambiare rotta e parlano di aver lanciato un colpo di avvertimento. Poco dopo hanno annunciato di aver fermato anche una seconda imbarcazione, accusata anche questa di non aver rispettato le nuove regole imposte da Teheran. Da qui l’annuncio dei Pasdaran della chiusura dello Stretto fino a nuovo ordine.











