Un nuovo colpo di scena giudiziario si abbatte sul lunghissimo iter processuale chiamato a fare luce sul duplice omicidio che scatenò la prima faida di Scampia. Una brutale scia si sangue che fece segnare oltre settanta morti ammazzati in meno di due anni. Oggi pomeriggio la prima sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato della Procura Generale contro le assoluzioni pronunciate a novembre scorso dalla Corte di assise di appello di Napoli. Diventa così irrevocabile la cancellazione di tre ergastoli per i boss di Scampia Raffaele Abbinante, il figlio Francesco Abbinante e Vincenzo Pariante, difesi dagli avvocati Claudio Davino e Antonella Genovino. I tre storici esponenti di punta dell’ala scissionista escono così definitivamente dal processo per il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, consumato nell’autunno del 2004.

Per quel duplice delitto, che aprì una stagione di terrore da oltre sessanta morti in pochi mesi, restano confermate le condanne per altri big del cartello degli Scissionisti, tra cui esponenti delle famiglie Abete e Amato-Pagano. Ma per i tre imputati eccellenti il verdetto di oggi mette il sigillo su un clamoroso ribaltamento. L’epilogo in Cassazione rappresenta il culmine di una lunghissima e complessa battaglia legale. In primo grado e nel primo giudizio di secondo grado, per i tre presunti mandanti era scattato il fine pena mai. La svolta era arrivata nei successivi passaggi in piazza Cavour: la Suprema Corte, accogliendo i ricorsi dei difensori, aveva infatti annullato per ben due volte le sentenze di condanna, disponendo nuovamente il rinvio degli atti a Napoli. Al terzo processo di appello, la strategia del tandem difensivo Davino-Genovino ha fatto breccia, riuscendo a smontare il quadro accusatorio relativo al coinvolgimento dei tre boss nella fase organizzativa ed esecutiva dell'agguato. Un verdetto che il ricorso della Procura non è riuscito a scardinare, venendo dichiarato inammissibile dagli Ermellini.Cacciato dal volo Napoli-Mykonos: «Hanno traumatizzato mio figlio autistico»Il delitto di Fulvio Montanino e Claudio Salierno non fu un comune regolamento di conti, ma una dichiarazione di guerra senza precedenti. Montanino, in particolare, era un amico d'infanzia di Cosimo Di Lauro, l'uomo a cui il padre Paolo (all'epoca latitante) aveva affidato la reggenza del clan secondiglianese. Colpire lui significava sfidare direttamente e pubblicamente il vertice di Cupa dell'Arco, una provocazione che innescò una delle faide più feroci della storia della criminalità organizzata napoletana e non solo. Un pezzo di storia criminale che adesso, dal punto di vista giudiziario, trova una sua inattesa e ormai definitiva verità. Tutti gli altri boss e killer coinvolti nel delitto sono stati invece in questi anni condannati all’ergastolo.