Colpo di scena nel processo d’Appello Maestrale-Olimpo-Imperium, il maxi-procedimento nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro sui clan del Vibonese. La Corte d’Appello di Catanzaro, Terza sezione penale, presieduta dal giudice Antonio Battaglia, con i consiglieri Antonio Giglio e Carlo Fontanazza, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal Pubblico ministero contro la sentenza emessa il 20 marzo 2025 dal Tribunale di Catanzaro, sezione Gip, nel troncone celebrato con rito abbreviato.

La decisione arriva all’esito dell’eccezione sollevata dalle difese, in particolare dagli avvocati Sergio Rotundo e Michelangelo Miceli, alla quale si erano poi associati gli altri difensori.

Il nodo del deposito telematico

La questione ruotava attorno alle modalità di deposito dell’atto d’appello della Procura. Secondo la Corte, a partire dal 31 marzo 2025, gli appelli contro sentenze pronunciate in procedimenti definiti in primo grado con giudizio abbreviato dovevano essere depositati, a pena di inammissibilità, esclusivamente con modalità telematiche, attraverso il portale previsto per il processo penale telematico.

Nel caso esaminato, invece, l’atto d’appello del Pubblico ministero risulta depositato con modalità non ritenute idonee dalla Corte. I giudici hanno richiamato anche la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo cui è inammissibile l’appello del pm, in materia di giudizio abbreviato, proposto dopo il 31 marzo 2025 tramite Pec e non attraverso il portale telematico.