Pubblicato il: 01/07/2026 – 18:06
di Marco Russo
VIBO VALENTIA Crolla, in parte, l’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro, ma non senza duri colpi inferti a imputati ritenuti importanti esponenti della ‘ndrangheta vibonese. Il collegio giudicante del Tribunale di Vibo Valentia, presieduto da Rossella Maiorana con giudici a latere Rosamaria Pisano e Luca Brunetti, ha letto nel primo pomeriggio la sentenza del maxiprocesso che riunisce Maestrale, Olimpo e Imperium. In una stracolma aula bunker del nuovo Palazzo di Giustizia, i giudici hanno impiegato circa un’ora per leggere il lungo elenco di imputati, ridimensionando le tre inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro: 99 le assoluzioni su un totale di 182 imputati, circa il 56% del totale. Solo il 44% degli imputati è stato condannato, in alcuni casi con pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa.
Diversi “colpi” alla ‘ndrangheta vibonese
Tra le tante assoluzioni, non manca qualche “colpo” pesante inferto alle ‘ndrine vibonesi. Il boss Luigi Mancuso, ritenuto al vertice della ‘ndrangheta in provincia di Vibo Valentia e tra gli uomini di riferimento per la criminalità organizzata calabrese, è stato condannato ad altri 13 anni di carcere e 4 mesi, a fronte di una richiesta dell’accusa a 12 anni. Condanna anche per Peppone Accorinti, capocosca di Zungri: per lui 12 anni e 7 mesi, rispetto ai 18 richiesti. La pena più alta è stata inflitta ad Angelo Bartone, 21 anni e 4 mesi, ritenuto appartenente alla ‘ndrina di Paravati, così come Armando Galati, 21 anni, ritenuto al vertice del locale di Mileto. Colpo anche al clan di Briatico: Giuseppe Armando Bonavita, ritenuto referente sul territorio dell’omonima cosca, ha ricevuto 20 anni di carcere, mentre la sorella Roberta Bonavita 11 anni a fronte dei 17 richiesti dalla Dda. Prima pesante condanna anche per gli Ascone: il figlio Rocco Ascone è stato condannato ad un solo anno (rispetto ai 5 richiesti), ma per Salvatore Ascone, imputato anche nel processo per l’omicidio di Maria Chindamo, arriva una prima pesante condanna a 18 anni di reclusione.











