La parola fine sulla posizione giudiziaria di uno dei protagonisti della sanguinosa faida transnazionale tra l'Agrigentino e il Nord Europa arriva dalla Suprema corte di cassazione. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso presentato dai legali della difesa, rendendo definitiva la condanna a 24 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti del quarantanovenne favarese Carmelo Vardaro.
L'uomo è stato ritenuto colpevole di aver pianificato ed eseguito un doppio agguato fallito, aggravato dal cosiddetto «metodo mafioso», con l’obiettivo di eliminare due esponenti della fazione rivale, rimasti miracolosamente feriti sotto i colpi dei killer. Per Vardaro cade invece l’accusa più grave: i magistrati della Cassazione hanno infatti confermato l'assoluzione per l’omicidio di Mario Jakelich, il cittadino freddato il 14 settembre del 2016 in Belgio, un delitto rimasto privo di un colpevole definitivo in questo stralcio processuale.
Il contesto: l'ombra dell'inchiesta "Mosaico"
La figura di Carmelo Vardaro era emersa con forza tra le pieghe della maxi inchiesta battezzata "Mosaico", l'indagine speculare coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo e condotta sul campo dalle forze dell'ordine per fare luce su una spietata guerra di mafia. Un conflitto armato nato attorno al controllo del lucroso traffico di sostanze stupefacenti e al mercato nero delle armi, capace di ramificarsi ben oltre i confini siciliani.














