Le coste del Golfo di Oman e le arterie ferroviarie del nord dell’Iran sono divenute il nuovo epicentro di un conflitto che ha ormai oltrepassato la dimensione strettamente militare. Per la seconda notte consecutiva, una raffica di incursioni ha colpito l’infrastruttura logistica, marittima ed energetica del Paese, sancendo il definitivo tracollo di un cessate il fuoco già fragile. Il cambio di tattica degli aggressori emerge con chiarezza dalla natura dei bersagli: non più soltanto installazioni militari, ma snodi vitali per la tenuta economica e politica dello Stato iraniano.

Nel nord, nella provincia del Golestan, è stato danneggiato un ponte ferroviario nei pressi di Aqqala, crocevia essenziale per i collegamenti terrestri verso Russia e Cina. A sud-est, i bombardamenti hanno investito la città costiera di Chabahar, provocando blackout e colpendo una torre di controllo del traffico marittimo insieme ad altre strutture portuali. Il terminal di Chabahar non è un approdo qualunque: si tratta di un hub geostrategico, gestito in partnership con l’India e cruciale per la connettività asiatica, che nel periodo 2023-2024 ha registrato un incremento del traffico navale del 43%. Colpire questo snodo significa azzoppare la capacità di Teheran di movimentare merci, con pesanti ripercussioni commerciali e diplomatiche.