Roma, 9 luglio 2026 – Tornano a cadere le bombe e lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. Non c’è pace in Medio Oriente, nonostante la firma del memorandum d’intesa. I pasdaran hanno rivendicato gli attacchi contro le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, affermando di aver colpito con missili e droni “infrastrutture e strutture chiave” di Arifjan, Ali Al Salem, Juffair e Sheikh Isa.
Per Al Jazeera gli attacchi avrebbero preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait e alcuni serbatoi di carburante in Bahrein. Sono poi risuonate le sirene in Giordania a causa del lancio di missili da parte della Repubblica islamica.
Colpita la centrale nucleare di Bushehr
L’esercito statunitense ha annunciato invece di aver colpito 90 “obiettivi militari”, compresi sistemi di difesa aerea, riducendo ulteriormente “la capacità dell’Iran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello Stretto”. Tra i siti colpiti risulta anche la zona perimetrale della centrale nucleare di Bushehr e il ponte ferroviario di Aq Taqeh Khan, la via che collega le principali rotte commerciali tra Teheran e Pechino.
Secondo il New York Times, in realtà, sarebbero ben 170 gli obiettivi colpiti dall’esercito Usa, un numero quattordici volte superiore rispetto ai target presi di mira nell’escalation del giugno scorso. "L’operazione potrebbe durare un giorno o due, una settimana o un mese”, fa sapere un funzionario statunitense all’agenzia Axios, sostenendo che tutto dipenderà dal proseguimento o meno da parte dell’Iran degli attacchi contro le navi nello Stretto. Il gabinetto di guerra di Netanyahu
