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Gli Stati Uniti e l’Iran hanno ripreso ad attaccarsi a vicenda, in una delle notti più violente dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 13 aprile.
Gli attacchi sono iniziati quando gli Stati Uniti hanno bombardato una petroliera registrata in Botswana diretta verso un porto iraniano sull’isola di Kharg. Il comando interforze in Medio Oriente degli Stati Uniti (CENTCOM) ha detto che la nave non aveva rispettato il blocco statunitense sui porti iraniani e che il suo equipaggio aveva ignorato le richieste statunitensi di tornare indietro. In risposta, l’Iran ha detto di aver attaccato una nave portacontainer registrata in Liberia e appartenente alla compagnia svizzera MSC, ma non sembra che la nave abbia riportato dei danni (lunedì l’Iran aveva colpito un’altra nave di MSC in un porto iracheno).
Gli Stati Uniti poi hanno detto di aver bombardato una stazione di controllo militare iraniana sull’isola di Qeshm, la più grande nello stretto di Hormuz, mentre l’Iran ha lanciato due missili contro il Kuwait e tre contro il Bahrein, in corrispondenza di basi militari statunitensi. In base alle informazioni disponibili, sembra che nessuno dei missili iraniani sia arrivato a destinazione: alcuni sono stati intercettati dagli Stati Uniti mentre altri si sono disintegrati in volo. Entrambi i paesi hanno giustificato gli attacchi parlando di autodifesa e rappresaglia nei confronti del nemico.












