La crisi tra Iran e Stati Uniti torna a scuotere il Medio Oriente. Il traffico nello stretto di Hormuz è quasi azzerato. E mentre la Repubblica islamica accompagnava la tumulazione della salma dell'ex Guida suprema Ali Khamenei, lo scambio di missili tra le due potenze si è ripetuto anche ieri. Con lo stesso copione delle 48 ore precedenti. Prima i raid americani, che hanno centrato oltre un centinaio di obiettivi tra avamposti dei Pasdaran nei pressi di Bandar Abbas e dello Stretto di Hormuz, hanno sfiorato la centrale nucleare di Bushehr e, secondo i media locali, colpito un ponte ferroviario che collega Iran, Cina, Asia centrale e Russia.

Poi, dopo poche ore, è arrivata la reazione iraniana. I primi lanci di missili e droni sono stati diretti contro le forze Usa in Kuwait, Bahrein e Qatar. In seguito, i missili sono stati rivolti verso la Giordania. I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato un raid contro postazioni statunitensi nella base di Azraq. Amman ha abbattuto tutti gli ordigni. E in serata nuove esplosioni si sono udite tra Bandar Abbas e Bushehr. La preoccupazione è che l'escalation infiammi l'intera regione.La diplomazia La questione è chiara soprattutto in Israele, dove il ministro della Difesa, Israel Katz, ha detto che l'esercito è pronto a colpire l'Iran «anche per la terza volta» e il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che Teheran non avrà armi nucleari «con o senza accordo». La tensione è alta in tutto il Medio Oriente, preoccupato che l'incendio possa divampare dal Libano al Golfo. La diplomazia continua a lavorare per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo dei negoziati. A muoversi sono soprattutto i due Paesi mediatori, Pakistan e Qatar. Ieri, il comandante dell'esercito di Islamabad, Asim Munir, e il premier e ministro degli Esteri di Doha, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani, hanno sentito al telefono il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi per fare il punto sulla crisi in corso negli ultimi giorni. Il ministro di Teheran ha sentito anche il suo omologo omanita, Badr al-Busaidi, e quello turco Hakan Fidan, fondamentale soprattutto dopo che Ankara ha ricevuto la benedizione di Donald Trump come uno tra i principali alleati nell'area. La speranza dei Paesi coinvolti nelle trattative è che riprenda il dialogo e che si rispettino gli accordi assunti con il memorandum d'intesa. Ma in questo momento, le posizioni di Teheran e Washington appaiono difficilmente conciliabili.I nodi da sciogliere riguardo al memorandum d'intesa non sono pochi. In ballo ci sono il programma nucleare, il destino dell'uranio arricchito, le sanzioni all'Iran, gli asset di Teheran congelati all'estero. Ma il tema principale, ora, riguarda soprattutto la gestione di Hormuz. Alcune navi sono riuscite a passare. Molte preferiscono spegnere i transponder per evitare incidenti. Ma di fatto, la situazione instabile ha già fermato il traffico dei cargo. Il presidente del parlamento iraniano, il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf, ha chiarito che lo stretto sarà aperto solo "alle condizioni" dell'Iran, e non per le minacce americane. Per i Pasdaran, sono gli attacchi Usa a "ostacolare seriamente" la riapertura completa delle porte del Golfo Persico.Il corteo Mentre il Paese ha dato l'addio a Khamenei con migliaia di persone che hanno assistito all'ultimo corteo funebre per le strade di Mashhad (assente il figlio e attuale leader, Mojtaba), l'impressione è che dalla Repubblica islamica sia prevalsa un'immagine di intransigenza. I cori di vendetta contro Trump, gli slogan contro Usa e Israele e le immagini delle folle oceaniche di questi giorni per le vie di Teheran, in Iraq e a Mashhad, non potevano scorrere parallele a dichiarazioni di compromesso. In questi giorni, le ali più radicali e vicine ai Pasdaran sono risultate più forti a livello mediatico. Ma mentre l'Iran si interroga sul presente e sul futuro, gli Usa non vogliono mostrare segni di cedimento. Ieri una fonte di Axios ha chiarito qual è il piano americano. Il nuovo ciclo di attacchi può durare "diversi giorni o diverse settimane". E il tempo e l'intensità delle operazioni «dipenderanno interamente dalle prossime mosse di Teheran».