Si riaccende violentemente il fronte in Medio Oriente, portando a un passo dal collasso la già fragilissima tregua siglata tra Washington e Teheran. Le forze armate degli Stati Uniti hanno avviato una massiccia operazione aerea prendendo di mira obiettivi militari sensibili lungo lo Stretto di Hormuz. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha confermato l’azione bellica, specificando che l’intervento si è reso necessario in risposta all’offensiva condotta dalle forze iraniane contro la petroliera commerciale Kiku, battente bandiera panamense e intercettata subito dopo la partenza da un giacimento offshore in Qatar. Stando ai rapporti ufficiali del Pentagono, i caccia statunitensi hanno bersagliato infrastrutture di sorveglianza militare, nodi strategici di comunicazione, postazioni di difesa aerea, depositi di droni e unità navali adibite alla posa di mine costiere.

La reazione della Repubblica Islamica non si è fatta attendere e si è concretizzata nel corso della notte con un attacco combinato in Kuwait e Bahrein. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato che la propria marina e l’aeronautica hanno lanciato missili balistici e droni d’attacco contro la base aerea statunitense di Ali Al Salem, situata in territorio kuwaitiano, e contro il quartier generale della Quinta Flotta Navale degli Stati Uniti a Port Salman, nella capitale del Bahrein, Manama. I vertici militari di Teheran hanno paventato una “risposta implacabile” qualora le forze americane decidessero di avviare una nuova ondata di bombardamenti.