Torna a salire la tensione tra Stati Uniti e Iran nello stretto di Hormuz, a poche settimane dal memorandum d'intesa che a metà giugno aveva messo fine a quasi quattro mesi di conflitto e proprio mentre Donald Trump è ad Ankara per l'importante vertice Nato e in Iran si svolgono i funerali (che durano diversi giorni) della Guida suprema Khamenei. Nella giornata di martedì, in meno di ventiquattro ore, almeno tre navi commerciali sono state colpite mentre transitavano nello snodo che collega il Golfo Persico all'oceano Indiano: tra queste la Al Rekayyat, gasiera della compagnia qatarina Nakilat, dove un incendio in sala macchine ha spinto il comandante a lanciare il mayday, e una petroliera saudita. Gli attacchi, che secondo l'agenzia marittima britannica Ukmto hanno provocato danni ma nessuna vittima, sono stati attribuiti da fonti americane e del Golfo alle forze iraniane. Teheran, impegnata nelle esequie di massa dell'ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-statunitense, non ha rivendicato.La risposta di Washington è arrivata nella notte, su due binari. Sul piano militare, il Centcom ha autorizzato bombardamenti definiti da un funzionario citato da Axios quattro o cinque volte più intensi di quelli di fine giugno, seguiti al primo attacco contro una nave mercantile: colpiti depositi di missili e droni, radar costieri e siti nelle aree di Bandar Abbas, Sirik e delle isole di Qeshm e Kharg, cruciali per il controllo dello Stretto. Sul piano economico, il Tesoro ha revocato la deroga del 21 giugno che autorizzava produzione e vendita del greggio iraniano: le sanzioni torneranno in vigore dal 17 luglio.In contro-risposta, i Pasdaran hanno rivendicato un'operazione con missili e droni contro le basi americane nel Golfo, sostenendo di aver colpito 85 installazioni tra la Quinta Flotta in Bahrein e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, e di aver abbattuto un drone Mq-9. Lo Stato maggiore kuwaitiano ha confermato che le proprie difese aeree stavano contrastando attacchi missilistici e di droni, attribuendo le esplosioni udite alle intercettazioni. "Principali violazioni del protocollo d'intesa da parte degli Stati Uniti: Violazione delle misure adottate dall'Iran nello Stretto. Minacce persistenti di ulteriori attacchi. Reintroduzione delle sanzioni petrolifere. Attacchi nel sud dell'Iran. Continua aggressione sionista contro. L'era delle prepotenze e delle estorsioni è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci piegheremo", ha scritto su X Mohammad Bhalibaf, il presidente del Parlamento iraniano e il capo-delegazione.Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato a sua volta gli Stati Uniti di ripetute violazioni del memorandum, avvertendo che il Paese adotterà "misure decisive" a tutela della propria sicurezza. È il nodo irrisolto dell'intesa: ciascuna parte imputa all'altra di averla tradita, mentre resta aperta la disputa sulle rotte di transito, con gli Usa che indirizzano il traffico verso il corridoio meridionale e l'Iran che ammette solo quello settentrionale, essendo la rotta centrale ritenuta ancora minata.La Ukmto ha intanto alzato da "significativo" a "grave" il livello di minaccia nell'area. E i mercati hanno reagito: il petrolio è salito del 5 per cento alla notizia della revoca della licenza, il gas naturale ha superato i 46 euro al megawattora. Da Hormuz transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto trasportati via mare nel mondo: la faticosa normalizzazione seguita alla riapertura dello stretto rischia ora di incagliarsi di nuovo.
Salta la tregua a Hormuz? Tornano i raid tra Stati Uniti e Iran. Ghalibaf: "L'era delle prepotenze è finita, non ci pieghiamo"
Tre navi commerciali colpite nello Stretto, la rappresaglia Usa su depositi e radar costieri, poi i missili dei Pasdaran sulle basi in Kuwait e Bahrein. Washing











