Tornano i raid incrociati sul Golfo, che indeboliscono la già fragile tregua e riducono le speranze di trasformare il memorandum d’intesa del 17 giugno in un accordo di pace permanente per porre fine alla guerra tra Usa e Iran. Con Donald Trump che dà per «finita» l’intesa preliminare, pur senza chiudere del tutto la porta, e minaccia nuovi attacchi nella notte, promettendo contemporaneamente che «la guerra non ricomincerà nuovamente» ma, anzi, «finirà presto».La guerra fa schizzare il prezzo del petrolio
Intanto il petrolio torna a salire e le Borse a scendere, con il rischio anche di un nuovo blocco dei porti iraniani ventilato dallo stesso tycoon. La nuova escalation è scaturita dalle recenti incursioni iraniane nello Stretto di Hormuz contro tre petroliere, di cui una del Qatar e l’altra dell’Arabia Saudita - entrambi Paesi alleati degli Usa - che stavano seguendo una rotta non concordata con la Repubblica Islamica. Una «violazione della tregua», secondo gli Usa, che hanno reagito prima reintroducendo le sanzioni sul petrolio di Teheran, poi con massicci bombardamenti notturni che, secondo il Centcom, hanno colpito oltre 80 obiettivi: in particolare sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni dei pasdaran.Trump ha nel mirino l'isola di Kharg









