Dicembre 1973. Sul tavolo di Vittorio Occorsio, sostituto procuratore della Repubblica di Roma, piove una “velina” del Sid. I servizi segreti ipotizzano il coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie nella strage di Piazza Fontana. Occorsio è diventato la bestia nera della galassia eversiva dell’estrema destra per le sue indagini su Ordine Nuovo. Ma quell’appunto lo fa sobbalzare. Perché è datato dicembre 1969, segue dunque di pochi giorni la strage di Milano. Però spunta fuori solo ora. Ora che per Piazza Fontana prende sempre più corpo la “pista nera” e Valpreda appare ai più come la vittima sbalordita di una macchinazione di Stato. Forse - riflette Occorsio - si era consumata una lotta interna ai servizi, e qualcuno avrebbe voluto segnalare gli inquinamenti - infiltrazioni di destra nei movimenti “rossi” - ma fu fermato da qualcun altro che impose la pista anarchica. Pista che Occorsio aveva percorso con assoluta convinzione, ottenendo il rinvio a giudizio proprio di Valpreda. Perché se oggi Occorsio è il grande nemico della destra, da anni si è già guadagnato l’odio delle sinistre: per via di quello che è stato considerato un ingiustificato accanimento contro gli anarchici, e per avere, ancora prima, incriminato il direttore della rivista Potere Operaio, atto considerato liberticida dal pensiero progressista. E tutto questo solo per rispondere alla propria coscienza di magistrato e uomo libero.
“Quel che resta del buio”: Occorsio e la coscienza di un giudice lasciato solo nel Paese delle trame
La biografia semi-romanzata di Daniele Piccione ricostruisce una stagione cruciale del Paese attraverso la storia del sostituto procuratore fredd…













