Una fotografia polaroid, citata nei verbali e richiamata nelle sentenze di condanna, che però non è mai stata vista da nessuno. Un fantasma che infesta la vicenda giudiziaria di Paolo Giorgi, l’uomo di San Luca condannato in via definitiva a 28 anni di reclusione per l’omicidio di Giuseppe Aguì, avvenuto nel novembre del 1991. Oggi, a distanza di decenni e dopo che il condannato ha già interamente scontato la propria pena, il caso torna al centro dell’attenzione: la Procura della Repubblica di Locri ha aperto un fascicolo d’inchiesta, per ora contro ignoti, per far luce sulla scomparsa di questo e forse di altri atti processuali.

L’apertura del fascicolo e le anomalie denunciate

L’inchiesta, assegnata al magistrato Eleonora Mazzitelli, nasce da una denuncia-querela presentata nel maggio scorso da Paolo Giorgi, assistito dall’avvocato Antonio Russo. Il procedimento (modello 44) ha lo scopo di verificare le anomalie segnalate dalla difesa e accertare se la scomparsa della documentazione fotografica possa configurare ipotesi di reato.

La richiesta di ulteriori approfondimenti non si ferma qui: il legale di Giorgi ha depositato lo scorso 10 luglio una nuova istanza volta a ricostruire meticolosamente le attività investigative compiute dai Carabinieri della stazione di San Luca e del Comando di Locri, nonché dalla Polizia del commissariato di Bovalino, nel delicato lasso temporale intercorso tra l’omicidio di Giuseppe Aguì e il riconoscimento fotografico che inchiodò il sanluchese. Negli ultimi due anni, le ricerche effettuate presso gli uffici competenti hanno dato esito negativo: i fascicoli storici risultano, di fatto, privi delle effigi fotografiche originali.