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11 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:58
In un’epoca in cui il capo di gabinetto del Ministero di grazia e giustizia, Giusi Bartolozzi, può invitare pubblicamente i cittadini a votare sì al referendum perché così “ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”, diventa un esercizio di resistenza civile e democratica la partecipazione alla mostra “Vittorio Occorsio, il coraggio della giustizia, 1976-2026”. Il plotone di esecuzione del giudice Occorsio fu rappresentato dai trentadue colpi di mitra con cui fu tolto di mezzo mentre si recava a lavoro il 10 luglio 1976 da Pierluigi Concutelli, terrorista nero, nel cui curriculum c’è scritto Ordine Nuovo ma anche Movimento sociale italiano, che lo candidò a Palermo, proprio il partito la cui fiamma è ancora in bella mostra nel simbolo di Fratelli d’Italia, la formazione politica di maggioranza relativa e che oggi guida il governo in un’Italia sonnolenta e con poca memoria.
La colpa per cui Occorsio meritava il plotone di esecuzione, agli occhi di Concutelli e dei terroristi di estrema destra, furono le sue indagini sull’eversione nera, da piazza Fontana al processo proprio a Ordine Nuovo, dal repressivo e anticostituzionale Piano Solo allo scandalo Sifar fino all’ultima inchiesta sulla P2 e sulle logge massoniche. La mostra sarà inaugurata giovedì 12 marzo a Sant’Ivo alla Sapienza, alla Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma (corso del Rinascimento 40 alle 10 del mattino) con un dibattito moderato dall’attrice Anna Ferraioli Ravel e a cui parteciperanno: il curatore Michele Di Sivo; la storica dell’arte Susanna Occorsio, studentessa liceale 17enne quando il padre Vittorio fu ammazzato; la celebre scrittrice e storica Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi, ucciso da gruppo terroristico di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo; introdurranno Riccardo Gandolfi e Paola D’Orsi, direttori degli archivi di Stato di Roma e Firenze; parteciperanno studentesse e studenti di diverse scuole superiori e sarà presentato l’elaborato del “Vittorio Emanuele II – Bruno Chimirri” di Catanzaro.








