A Milano non c’è solo il Consorzio di mafie. A muovere interessi e affari, a controllare il territorio e riceverne consenso sociale, a stringere rapporti con il gotha della criminalità organizzata, a minacciare i magistrati, c’è un’altra pericolosissima Hydra che sempre all’ombra del Duomo, in trentasei mesi d’indagine e processi, ha già raggiunto 500 anni di carcere per decine dei suoi componenti tra capi, gregari, semplici acquirenti e soggetti non inquadrati direttamente nell’organizzazione. Un record di condanne di primo grado, e dunque non definitive, identico a quello collezionato dagli imputati del nuovo sistema mafioso lombardo lo scorso gennaio nel processo con rito abbreviato. Eppure la banda della Barona, che secondo ormai diverse sentenze di primo grado è capeggiata dal “principe” Nazzareno Calajò assieme al nipote Luca, non sembra avere lo stesso impatto mediatico dell’unione tra soggetti di vertice di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra romana. A torto naturalmente perché, atti alla mano, i Calajò comandano su buona parte della città stringendo rapporti con la ‘ndrangheta di Platì e con killer di Cosa nostra, senza contare gli interessi nel traffico della droga, delle armi, della movida e del tifo organizzato delle Curve di Inter e Milan. Un grande romanzo criminale che però la Procura di Milano non ha ancora terminato di scrivere.
La banda della Barona è la nuova Hydra di Milano
Tra affari e consenso sociale. E cinque secoli di condanne rimediati in tre anni













