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27 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 18:32

«Nel 2021 la pistola serve a niente, okay? Perché per sparare i calabresi non la usano, okay? Usano la divisa, che è un’altra cosa». Ecco il manifesto del “consorzio” fra ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra che operava a Milano e in Lombardia, con interessi in tutta Italia e all’estero. Si trova nelle intercettazioni dell’indagine “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia di Milano, guidata da Alessandra Dolci, ora procuratrice a Venezia. Ma il consorzio non nasce dal nulla. È il culmine di decenni di radicamento mafioso nel cuore del Nord Italia, documentato nel libro “Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti“, di Mario Portanova (giornalista di ilfattoquotidiano.it e caporedattore di MillenniuM), Giampiero Rossi e Franco Stefanoni, giornalisti del Corriere della Sera, pubblicato da Zolfo.

Il libro, alla sua terza edizione, rivista e aggiornata, ripercorre la storia delle mafie in una città e in una regione che per decenni si sono considerate immuni dal “contagio”. Il racconto inizia dall’arrivo dei pionieri della ‘ndrangheta e di Cosa nostra negli anni Cinquanta, ripercorre la stagione dei gangster, delle bische, dei sequestri di persona, l’arresto di Luciano Liggio nel 1974 in viale Ripamonti. Ne esplora i collegamenti con la finanza nera di Michele Sindona e Roberto Calvi, e con le parabole di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Poi, all’inizio degli anni Novanta, la stagione dei maxiprocessi alla ‘ndrangheta, con centinaia di condanne, fra Buccinasco, la Brianza, il lecchese, il comasco, il varesotto, il pavese…