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Ultimo aggiornamento: 16:11
Milano come la Calabria. Un paragone fortissimo che arriva da un’aula di giustizia. Quella dove si celebra il processo nato dall’inchiesta Hydra che nell’ottobre del 2023 portò al disvelamento della “santa alleanza tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta” con arresti e perquisizioni. All’ombra della Madonnina c’è un “contesto mafioso” simile a quello calabrese, “né più né meno della Calabria” sostengono i pm della Dda milanese, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, che hanno iniziato la loro requisitoria nel filone del rito abbreviato, a porte chiuse e nell’aula bunker, per quasi 80 imputati, nel maxi procedimento a carico di 146 persone dopo la richiesta di rinvio a giudizio dell’aprile scorso.
Le tre mafie, nell’ipotesi dell’accusa che ha visto il riconoscimento del 416 bis da parte del Tribunale del Riesame sull’esistenza di un “consorzio lombardo delle mafie” e anche della Cassazione, unite non solo per estorcere, ma anche e soprattutto per infiltrarsi nell’economia lombarda attraverso vari settori: dalla sanità all’edilizia, dalla logistica alla politica.
Nella maxi udienza, tra i 146 imputati 77 hanno scelto l’abbreviato, 59 l’ordinario dell’udienza preliminare, mentre gli altri puntano a patteggiare. La requisitoria, con la ricostruzione delle indagini e gli elementi di prova sulle vari posizioni, si concluderà con le richieste di condanna nella prossima udienza tra due giorni. Mentre le difese parleranno il 17 e il 28 novembre, giorno in cui riprenderà pure il filone dell’udienza preliminare, davanti al giudice per l’udienza preliminare Emanuele Mancini.






