Il braccio di ferro sulla legge elettorale ruota, ancora, sulle preferenze. E il vertice di maggioranza di ieri (30 giugno) non è riuscito a limare le distanze. Che non sarebbe stato l’incontro decisivo si capiva già prima che iniziasse, considerata l’assenza dei leader del centrodestra e la presenza degli sherpa dei rispettivi partiti. Appuntamento alle 19 in via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia. L’apertura del partito di Giorgia Meloni sulle preferenze per tramite di Giovanni Donzelli (con i capilista bloccati?) si scontra con il muro di Forza Italia e Lega, che invece non ne vogliono sapere.Proprio il tema più spinoso di questo dibattito sul “Melonellum” era stato scelto ieri da Roberto Vannacci per attaccare la premier: “Almeno sulle preferenze la premier tiri fuori gli attributi”, ha detto il leader di Futuro nazionale.Ci sono poi gli altri due punti su cui non c’è accordo: sul voto estero e, soprattutto, su quello ai fuorisede. Mentre da Fratelli d’Italia si starebbe studiando una proposta, oggi di fronte a Montecitorio alle 12 si terrà una mobilitazione - organizzata da The Good Lobby, Will e Rete voto fuorisede - per chiedere che in questa legge elettorale venga inserita, una volta per tutte, una norma che consenta di votare a distanza, nei domicili per studio o per lavoro.Intanto Forza Italia starebbe pensando a due emendamenti correttivi. Il primo, che eliminerebbe il “miglior perdente”; e il secondo, che innalzerebbe dall’1 al 3% la soglia da raggiungere per poter usufruire del premio di maggioranza all’interno di una coalizione. Una norma, quest’ultima, che sfavorirebbe i partiti più piccoli.Di fronte allo stallo, la scelta è quella di prendere tempo ed evitare di andare allo scontro in Aula, con il rischio di spaccare la maggioranza con il voto segreto. Gli sherpa del centrodestra torneranno a riunirsi dopo la conferenza dei capigruppo convocata oggi alle 14, chiamata a definire il calendario dell'esame del provvedimento. L'orientamento è quello di un nuovo rinvio: il voto potrebbe infatti slittare alla terza settimana di luglio. A pesare sono anche ragioni di calendario. Le opposizioni hanno infatti chiesto di evitare la seduta dell'8 luglio, in concomitanza con un'iniziativa del Partito democratico a Napoli, mentre il 7 luglio i parlamentari di tutti gli schieramenti hanno sollecitato uno stop ai lavori per lo sciopero dei treni e per i disagi legati ai cantieri ferroviari nell'area di Firenze, destinati ad allungare i tempi di percorrenza verso Roma. Le opposizioni intanto fanno muro e sono pronte a mobilitare costituzionalisti ed esperti per sbarrare la strada del cammino della futura legge elettorale. “Irricevibile”, per Elly Schlein. “Dobbiamo far uscire questa battaglia anche fuori. Non è solo un problema di merito, anche di metodo. Questa legge elettorale è frutto di un patto di potere, le uniche cose che tengono insieme la coalizione di Meloni”. L’indicazione del premier, ha detto la leader dem partecipando a un evento proprio sulla legge elettorale organizzato da Fondazione Demo a Roma, “è l'antipasto del premierato. Meloni è stata chiarissima, l'obiettivo è il Quirinale, il potere, ed è un altro motivo per voler battere" le destre alle elezioni. L'obiettivo è "che vada non so se lei o La Russa direttamente al Quirinale”.Stessi toni da parte di Giuseppe Conte, che minaccia di ricorrere alla Corte costituzionale: "Le forze di opposizione hanno convenuto di fare una opposizione congiunta con emendamenti soppressivi e, per quanto ci riguarda, con una alternativa alla loro proposta, che nasconde un premierato. Dobbiamo contrastare tutti ed essere pronti al ricorso alla Corte costituzionale”, ha detto il leader pentastellato allo stesso evento.
Legge elettorale, è stallo nella maggioranza: il braccio di ferro sulle preferenze e la possibilità che il voto venga rinviato
Il vertice del centrodestra si è risolto in un nulla di fatto, con il muro di Lega e Forza Italia. Oggi potrebbe essere decretato il rinvio dell'inizio delle vo












