di
Adriana Logroscino
Posizioni distanti, niente vertice con i leader del centrodestra. FdI prova la mediazione
Sulle preferenze il centrodestra resta in stallo. E il rinvio di sette giorni dell’esame della legge elettorale alla Camera, da ieri sera non è più tabù. Prendere tempo tornerebbe utile per comporre il dissidio. Il vertice tra i partiti di maggioranza, in via della Scrofa, si è svolto. Ma senza coinvolgere i leader come inizialmente ipotizzato. «I tempi per una mediazione non erano maturi, la riunione sembrava inconcludente — rivela uno dei partecipanti —, così il coinvolgimento dei leader è stato spostato più in là. Prima di collegarsi con Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, bisognava trovarsi almeno a metà del percorso».
Lo slittamento dell’esame della legge elettorale in Aula, dal prossimo martedì, 7 luglio, a quello successivo, 14, si dovrebbe concretizzare oggi in conferenza dei capigruppo. Ufficialmente per accogliere la richiesta del Pd che l’8 luglio ha in programma una manifestazione nazionale a Napoli che impedirebbe ai suoi parlamentari di presenziare ai lavori. «Quando le opposizioni chiedono con forza un rinvio per un evento di partito, di solito le si ascolta», apre Giovanni Donzelli (FdI). Ed è la prima volta, dopo giorni che la richiesta di rinvio tiene banco in Transatlantico. All’evento del Pd, poi, si è aggiunto un ostacolo logistico: il 7 luglio interventi programmati sulla linea ferroviaria e uno sciopero esporrebbero i parlamentari diretti a Roma al rischio di mega ritardi. Argomenti tutti ragionevoli. Ma la vera spinta al rinvio l’ha data accorgersi che il nodo delle preferenze non si può ancora sciogliere. «Per Giorgia Meloni non si può rinunciare, sul tema si è espressa troppe volte e troppo nettamente», confida un parlamentare di FdI. E del resto ancora ieri Roberto Vannacci ha sollecitato la premier con il suo stile: «Presidente, tiri fuori gli attributi. Ci garantisca una legge elettorale con preferenze vere, senza posizioni bloccate e senza parlamentari unti dalle segreterie di partito». Ma Lega e Forza Italia restano contrari.











