La riformaDue ore di vertice tra gli sherpa, ma Fdi non convince gli alleati. Il voto in Aula slitta di una settimana. Le opposizioni in trincea: «È anticostituzionale»di Emilia Patta e Manuela Perrone1 luglio 2026È impasse sulla legge elettorale. Due ore di vertice a via della Scrofa tra gli sherpa della maggioranza ieri sera non hanno sciolto i nodi, a cominciare dalle preferenze su cui spingono Giorgia Meloni e i suoi, incontrando ancora le resistenze degli azzurri di Antonio Tajani e, soprattutto, dei leghisti di Matteo Salvini. I leader sarebbero stati pronti a videocollegarsi se ci fosse stato odore di accordo, ma le distanze sono risultate ancora troppo ampie.Domande di approfondimento generate da 24Ore AINon convince gli alleati neppure il modello belga, che agli elettori offre un’alternativa: scegliere il partito accettando la lista dei candidati presente sulla scheda oppure barrare con una crocetta il nome che intendono votare. Una soluzione intermedia, che non sembra intaccare il potere di controllo delle segreterie: secondo il dem Dario Parrini appena il 10% dei parlamentari sono stati eletti in Belgio grazie alle preferenze individuali, scalzando le indicazioni dei partiti.Due i motivi che hanno comunque spinto la premier e lo stato maggiore di Fratelli d’Italia, a cominciate dal plenipotenziario Giovanni Donzelli, a insistere con gli alleati per trovare un meccanismo che superi le doppie liste bloccate dei collegi plurinominali per la quota proporzionale e delle circoscrizioni per i listoni di 70 deputati e 35 senatori che scattano come premio di maggioranza in caso di superamento del 42% dei voti: da una parte il fuoco da destra di Roberto Vannacci, che continua a sparare contro le liste bloccate, dall’altro il timore che la Corte costituzionale possa intervenire con una sentenza additiva introducendo d’imperio le preferenze in caso di ricorso preventivo contro il Melonellum o Stabilicum che dir si voglia.Ricorso preventivo che è ormai certezza, vista la linea concordata proprio in queste ore dai leader del centrosinistra. «Abbiamo convenuto di fare una opposizione congiunta con emendamenti soppressivi. Dobbiamo contrastare tutti insieme ed essere pronti al ricorso alla Corte costituzionale», dice il leader del M5S Giuseppe Conte, proponendo anche un nome per la “cosa” progressista («Alleanza per la Costituzione e la Democrazia»). E la segretaria del Pd Elly Schlein gli fa eco: «Dentro a questa legge c’è già l’antipasto del premierato ed è l’indicazione del premier al momento del deposito del programma in via obbligatoria, che appunto tradisce l’intenzione originaria. D’altra parte Meloni ieri è stata chiarissima su qual è il vero obiettivo: l’obiettivo è il Quirinale, ed è un’altra buona ragione per provare a fermare questa legge elettorale. Sono ossessionati dal potere».Fatto sta che le votazioni in Aula della riforma, che sarebbero in agenda da martedì prossimo, potrebbero intanto subire uno slittamento di una settimana. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari di maggioranza, infatti, i problemi alla circolazione ferroviaria previsti per il 7 luglio (tra scioperi e interventi sulla linea) combinati con l’appuntamento del campo largo previsto per il giorno successivo a Napoli, avrebbero spinto il centrosinistra a richiedere una modifica del calendario che dovrebbe essere discussa oggi alle 14 nella conferenza dei capigruppo. Schlein non risparmia una battuta: l’esame slitta per lo sciopero dei treni? «Mi viene da pensare che magari è il modo con cui Salvini sta manifestando il suo dissenso».
Legge elettorale, sul nodo delle preferenze è stallo nella maggioranza
Due ore di vertice tra gli sherpa, ma Fdi non convince gli alleati. Il voto in Aula slitta di una settimana. Le opposizioni in trincea: «È anticostituzionale»












