«Da Enrico Bartolini ho imparato che la tecnica conta, ma ancora di più conta avere qualcosa da raccontare». Per arrivare a Borgo San Felice bisogna avere il tempo giusto. Non tanto quello dell'orologio, quanto quello dell'animo. La strada sale e scende tra le vigne del Chianti, attraversa boschi, pievi, casali di pietra. A un certo punto compare il borgo, raccolto su sé stesso come un piccolo paese fuori dal tempo. E infatti Borgo San Felice, prima ancora di essere un albergo diffuso o una destinazione dell'ospitalità di lusso, è un luogo che conserva il privilegio raro di sembrare ancora autentico. Da qui riparte una nuova stagione della proprietà, segnata anche dal ritorno di Achille di Carlo, manager di grande esperienza che queste colline le conosce bene e che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più fortunate dell'ospitalità italiana. Ma in fondo ogni grande albergo vive soprattutto di persone.
Tra queste c'è oggi Stelios Sakalis, chef greco che guida la cucina di Poggio Rosso. Sakalis è arrivato in Toscana dopo un percorso importante, ed è qui che ha incontrato Enrico Bartolini. Ma il dettaglio più interessante non è il curriculum. È il modo in cui ha scelto di abitare questo territorio. Non cerca di fare il toscano. Sarebbe un errore. Fa qualcosa di più difficile: mette la propria storia al servizio del luogo. La sua Grecia non compare mai come una bandiera. Affiora nei dettagli, nei profumi, in certe acidità, in qualche ingrediente che compare all'improvviso come un ricordo durante una conversazione.









