Non è più una moda, tanto meno un vino da bordo piscina. Il rosato ha conquistato un posto stabile nel bicchiere dei wine lover, ben oltre la stagione estiva. Seduce con le sue sfumature che spaziano dall'amarena matura alla buccia di cipolla fino al petalo di rosa, con profumi di piccoli frutti rossi, note floreali e speziate, ma soprattutto convince per versatilità a tavola e capacità di intercettare nuovi stili di consumo. L'Italia, del resto, continua a collezionare riconoscimenti: all'ultima edizione del Concours Mondial de Bruxelles, a maggio in Armenia, i nostri rosé hanno conquistato 74 medaglie. Più che una tendenza, oggi il rosato è una categoria consolidata, capace di generare valore e di spingere anche i consorzi più tradizionali a investire in nuove tipologie. Negli ultimi mesi il Chianti Docg ha introdotto il Rosé nel disciplinare per presidiare un segmento in crescita e attenuare la fisiologica flessione estiva dei rossi delle vendite; il Consorzio Asti Docg ha ufficializzato il debutto dell'Asti Rosé, blend di Moscato e Brachetto che punta a una produzione iniziale compresa fra 5 e 10 milioni di bottiglie e ad ampliare le occasioni di consumo della denominazione.
Alcune bottiglie di Asti rosa










