C’è un rosa che si accende nei riflessi del Negroamaro, uno più tenue che guarda al lago e uno che profuma di macchia mediterranea. In Italia il vino rosato si declina in una gamma di colori che coincide con i territori.
Prende le distanze dalle convenzioni estetiche e, dopo la fase di espansione che ne ha accompagnato la diffusione oltre dieci anni fa, il rosè entra in una stagione più consapevole: al centro non c’è più la conquista del mercato, ma la capacità di raccontare vitigni, suoli e paesaggi.
Segnali
Il mercato del vino manda segnali chiari: si beve meno, ma meglio. La fotografia più recente della distribuzione lo conferma: gli spumanti tornano in positivo, i vini fermi crescono a valore pur rallentando nei volumi e i rosati — con oltre 37 milioni di litri venduti secondo i dati Circana diffusi nel 2025 — si inseriscono in questa variazione di gusto. Così il rosato cresce dentro un cambio di paradigma.
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