Un miliardo di bottiglie prodotte in un anno (2024), per un giro d’affari da oltre 3 miliardi di euro: le bollicine italiane continuano a correre, come certifica l’Osservatorio Uiv. E, anche se in generale si beve meno, i bianchi guadagnano quote rosicchiando spazi ai rossi. Un trend ormai consolidato. Ma alla vigilia delle feste, resta aperta la domanda che divide produttori ed esperti: che cosa berranno davvero gli italiani a Natale? La crisi dei rossi influenzerà le scelte per pranzi e cenoni? Oppure bianchi e spumanti riusciranno a imporsi?

Nell’enoteca Italia, la gamma fra cui scegliere è ricca. E sempre meno legata a regole rigide. Ma con una certezza: il bere di qualità. Una costante diventata ormai il faro che orienta le scelte non solo di wine expert e addetti ai lavori, ma anche degli appassionati.

Per Giovanna Neri, produttrice di Col di Lamo a Montalcino, il discrimine resta sempre lo stesso: il menu. “Le bollicine servono sempre perché fanno allegria e danno l’idea e la sensazione del festeggiamento – riflette – I bianchi vanno bene come aperitivo o con determinate pietanze. Ma il Re Rosso rimane speciale e unico per i piatti importanti”. Secondo Neri, tuttavia, il rosso avrebbe bisogno di una piccola operazione di immagine: “Forse oggi il rosso ha bisogno di rifarsi il look, diciamo che appare un po’ invecchiato. Bisognerebbe spolverarlo: meno austero e più emozionale, meno tecnico e più ricco di storie. Perché la vita dei grandi rossi italiani dura nel tempo, come il loro gusto”.