<p>In uno scenario internazionale sempre più complesso e incerto l'agroalimentare italiano è stato resiliente: «La reputazione dei nostri marchi, la qualità dei prodotti e la capacità delle imprese di costruire relazioni di lungo periodo con clienti e distributori, nonché un'elevata capacità delle imprese di adattarsi al cambiamento rappresentano un patrimonio competitivo che continua a fare la differenza sui mercati internazionali».
Lo ha spiegato il cavaliere del Lavoro Giacomo Ponti, che è ad del gruppo Ponti, presidente di Federvini e di Italia del Gusto, consorzio composto da 30 aziende del settore alimentare e vinicolo italiano (con un fatturato aggregato di 22 miliardi), fondata da Giovanni Rana, e che compie 20 anni.</p><p>L'impatto dei dazi comunque si nota, anche se «poteva andare decisamente peggio».
Nel 2025, fotografa l'Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto, l'export agroalimentare italiano è cresciuto del 5,1%, raggiungendo quota 59,3 miliardi di euro.
L'Europa si conferma il principale driver di crescita (+7,3%), mentre le vendite dell'agroalimentare tricolore negli Stati Uniti calano del 4,5%.
D'altronde, spiega Ponti, vige la legge della domanda e dell'offerta, per cui «all'aumentare del prezzo diminuiscono i livelli di consumo».










