Milano, 21 giu. (askanews) – Crescono i fatturati ma i margini si assottigliano. Nel 2025 l’industria alimentare italiana ha mostrato segni di tenuta con ricavi in aumento del 3,3%, seppure al di sotto delle attese. Ma questa crescita si è accompagnata a un deterioramento della redditività, segno questo di una fase in cui l’industria privilegia la tenuta dei volumi e delle quote di mercato rispetto alla difesa dei margini. Il Return on sales, vale a dire l’indicatore che misura il margine operativo generato dalle vendite, è, infatti, sceso dal 6,6% al 4,6%, mentre il Return on invested capital, che ne misura la capacità di generare profitti rispetto ai capitali investiti, si è ridotto dall’8,9% al 5,2%. A scattare la fotografia è la dodicesima edizione del Food industry monitor, l’osservatorio sull’industria alimentare italiano realizzato dall’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors.
L’andamento dei ricavi riflette “una solida capacità di resilienza in un contesto macroeconomico complesso” si legge nel report, ma è la redditività a mostrare criticità. “La contrazione della redditività è riconducibile alle tensioni sui prezzi e sui costi – spiega Carmine Garzia, professore di management e responsabile scientifico del Food industry monitor – Molte imprese, per difendere i volumi venduti, hanno adottato politiche promozionali, rinunciando a una parte dei margini. A questo si aggiunge l’aumento significativo del costo di alcune materie prime, che non sempre è stato possibile trasferire integralmente sul consumatore finale”.









