Le sfide e le minacce ci sono tutte, dai dazi Usa alle tensioni in Medio Oriente che stanno appesantendo i costi per le imprese. Ma sul tavolo ci sono anche nuove opportunità oltre alla comprovata resilienza e capacità di risposta dell’industria alimentare italiana. Ne è convinto il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino che, in occasione di TuttoFood in Fiera a Milano riassume lo scenario competitivo del settore. Uno scenario che, nonostante le difficoltà, ha già registrato una importante capacità di reazione da parte del settore che ha chiuso il 2025 in positivo, e così è ripartito nel 2026.

Imprese resilienti

«L’industria alimentare nazionale – spiega Mascarino – sta dimostrando una notevole resilienza e una grande capacità di rispondere alle forti turbolenze geopolitiche. Nel 2025, il settore ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro, in crescita del +3,6% sull’anno precedente, sostenuto da un buon trend della produzione industriale (+1,6%) e da un export dinamico (+4,2%). Il 2026 presenta dei dati incoraggianti anche se lo scenario internazionale col corredo di inflazione e pressione sui costi contribuiscono a creare un clima di incertezza. I dazi americani prima, e oggi le tensioni sullo Stretto di Hormuz, con le sue ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche, (fertilizzanti e alluminio in primis) non aiutano. L’industria alimentare si impegnerà, come ha sempre fatto, a contenere gli aumenti dei prodotti, riducendo i margini, cercando l’equilibrio tra il mantenimento della domanda e la salvaguardia delle imprese».