L'export agroalimentare italiano consolida la sua posizione di forza, con stime che lo porteranno a superare per la prima volta la soglia dei 70 miliardi di euro entro la fine del 2025.
È quanto emerso dalla IX edizione del Forum Agrifood Monitor di Nomisma, organizzato a Bologna in collaborazione con Crif e il supporto di Crédit Agricole Italia, che ha messo in luce la crescita (+5,7% a settembre), ma anche la necessità di diversificare i mercati di destinazione per mitigare i rischi geopolitici e commerciali.
I primi cinque mercati (Germania, Usa, Francia, UK e Spagna) assorbono infatti ancora il 50% dell'export totale.
L'Italia si conferma il nono esportatore mondiale per valore (67,2 miliardi nel 2024) e il secondo per tasso di crescita del 55% nell'ultimo quinquennio, in particolare verso Polonia (+112%), Spagna (+74%) e Stati Uniti (+69%) i quali rimangono partner insostituibile. Gli acquisti dagli Usa sono aumentati del 66% tra il 2019 e il 2024, rendendo l'Italia il terzo fornitore con una quota di quasi il 4%. Tuttavia, il 2025 ha visto un rallentamento nell'export dell1,1% a settembre, frenato dalla svalutazione del dollaro e dall'incertezza delle politiche daziarie, con un calo fino al 22% in agosto dopo l'introduzione di dazi aggiuntivi. Per ridurre la dipendenza e garantire una crescita sostenibile, Nomisma esorta a puntare su mercati ad alta crescita. Paesi come Messico, Polonia, Romania e Corea del Sud hanno registrato negli ultimi dieci anni un tasso medio di incremento annuo negli acquisti Made in Italy superiore al 12%.







