È accaduto di nuovo. Condizionatori spenti, frigoriferi e computer bloccati, cibo scongelato e da buttare, macchinette del caffè e registratori di cassa fuori uso in bar e negozi. Ieri, per il sesto giorno di fila, Torino si è svegliata con ampie porzioni di territorio senza corrente, questa volta soprattutto tra la zona Sud e quella Ovest. Tredici ore senza luce nelle case popolari di Mirafiori Nord, dodici a Santa Rita, sbalzi continui in borgo San Paolo, a Pozzo Strada e in Galleria Subalpina, dove sono rimasti al buio la caffetteria Baratti & Milano e la libreria Luxemburg. Nell'arco della giornata i blackout sono stati cinque, dato che porta a 31 il numero complessivo dei guasti da venerdì scorso. L’ordinanza anti-blackout che impone a Ireti «adeguate misure» In mattinata il sindaco, Stefano Lo Russo, ha emesso l'ordinanza anti-blackout annunciata il giorno prima, che impone a Ireti di adottare «adeguate misure finalizzate a fronteggiare i ripetuti disservizi». L’azienda del gruppo Iren, con una nota, ricorda «di aver attivato già dal 19 giugno lo stato di emergenza», incrementando il numero di tecnici impegnati nelle manutenzioni: ora sono 150.

L’ennesima giornata di disagi ha aperto un altro fronte: quello dei rimborsi. Associazioni dei consumatori e categorie economiche chiedono che il conto dei blackout non ricada su famiglie e imprese: sul principio la linea è comune, a cambiare toni e richieste. Il Codacons: indennizzi automatici in bolletta, ecco quanto spetta Il Codacons ricorda che per le interruzioni prolungate della fornitura elettrica sono previsti indennizzi automatici in bolletta. Per le abitazioni si parte da 34,50 euro dopo 8 ore consecutive senza energia, con aumenti progressivi in caso di blackout più lunghi. Per Giovanni Prezioso, presidente regionale di Federconsumatori, «parliamo di cifre miserabili rispetto ai disagi subiti dai torinesi. Invitiamo i cittadini a valutare la possibilità di avanzare richieste di risarcimento danni». La protesta delle imprese danneggiate Preoccupazioni simili arrivano dal mondo delle imprese. «La situazione è pesantissima: nessun quartiere è rimasto indenne dai blackout» dice Vincenzo Nasi, presidente di Epat-Ascom, l’associazione dei pubblici esercizi. Bar e ristoranti fanno i conti con merce da buttare, attrezzature danneggiate dagli sbalzi di tensione e giornate di lavoro compromesse. «Le regole di Arera sugli indennizzi sono state pensate in un altro contesto - aggiunge - . Oggi servono ristori straordinari». Nasi parla di situazione «imbarazzante», aggravata dal fatto che l’ondata di caldo e l'aumento dei consumi elettrici «erano tutt’altro che imprevedibili».