Torino tra caldo, nubifragi e danni soprattutto nell’hinterland e ancora caldo. Torino, tra mille emergenze. E così, dopo l’ordinanza con cui il Comune ha imposto a Ireti di predisporre un nuovo piano di emergenza contro i blackout, il sindaco Stefano Lo Russo ne ha emanato un’altra, questa volta rivolta agli esercizi pubblici. Il provvedimento, annunciato sui social, chiede che nei giorni in cui Arpa Piemonte segnalerà il massimo livello di disagio da caldo, il livello 3, le attività commerciali tengano chiuse le porte quando l’aria condizionata è in funzione “aprendole normalmente per consentire l’ingresso e l’uscita delle persone e per le normali operazioni di carico e scarico delle merci”. Una decisione presa alla luce del record di consumi registrato nell’ultimo weekend, ma anche delle polemiche dei giorni scorsi e della tensione accumulata proprio da commercianti e ristoranti che hanno dovuto fare i conti con una serie di disagi. I blackout sono principalmente dovuti a una rete vecchia e al forte aumento dei consumi (Leggi l’approfondimento), ma non sono l’unica difficoltà che il territorio deve affrontare in questi giorni. Perché mentre i nubifragi colpivano Chivasso, Ivrea e alcune località del Canavese e a Brandisso si facevano i conti con allagamenti e strade interrotte, la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu) segnalava proprio la situazione di Torino e dell’Ospedale Maria Vittoria: 300 posti letto, 80mila accessi l’anno, oltre 70 ambulanze al giorno. “In queste condizioni si mettono in atto i presidi utili – ha spiegato Fabio De Iaco, direttore del Pronto Soccorso ed ex presidente di Simeu – come le flebo conservate in frigo a 4 gradi ed i pazienti stesi sotto lenzuola bagnate”.