Boiler spenti, ascensori bloccati, semafori fuori uso alla Gran Madre. Ma soprattutto negozi e attività ferme. Torino si è svegliata ancora una volta senza corrente, con una raffica di blackout che dalla notte ha colpito a macchia di leopardo gran parte della periferia nord e della precollina: Barca, Bertolla, Rebaudengo, Barriera di Milano, Madonna di Campagna, Lucento, Borgo Crimea, Madonna del Pilone. È l'ultimo episodio di una serie che da domenica colpisce la città a ondate, dal Centro alla Crocetta, da Mirafiori a Parella, dal corso Francia alla collina. Sullo sfondo il caldo, che negli ultimi giorni ha toccato i 37 gradi percepiti. In primo piano la pressione sulla rete elettrica che non regge. Quindici guasti in 72 ore Nelle ultime 72 ore a Torino «sono stati circa una quindicina» i guasti alla rete elettrica. Lo ha detto Gianluca Bufo, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Iren, in un punto stampa a seguito dei black out che si stanno registrando nel capoluogo piemontese. Nei «tre giorni di persistenza dell'ondata di calore, 13, 14 e 15 giugno» 2025, ha ricordato, erano stati 45. «Dalla registrazione dei vari eventi - ha detto Gianluca Riu, direttore operations di Ireti - anche nei casi più complicati, mediamente in 30-45 minuti siamo riusciti a rialimentare già una prima importante porzione di utenza, circa l'80% dell'utenza è alimentata nei primi 30-45 minuti, anche nei casi più complessi. «Siamo al 28 maggio e la situazione è già insostenibile» In questo contesto arriva, puntuale come un guasto annunciato, la presa di posizione congiunta di Ascom Confcommercio, Federalberghi ed Epat. Tre associazioni, un messaggio solo: così non si può andare avanti. «Un imprenditore può gestire una difficoltà se sa quando si presenta e per quanto durerà», dice la presidente di Ascom Torino, Maria Luisa Coppa. «Ma quando la luce se ne va senza preavviso e senza certezze sui tempi di ripristino, diventa impossibile organizzarsi». Ascom sta preparando una comunicazione ufficiale a Ireti per chiedere chiarimenti e sollecitare un intervento definitivo sull'infrastruttura. «Non vogliamo altre promesse: vogliamo fatti concreti e soluzioni strutturali».