Firenze, 24 giugno 2026 – C’è una moneta che vale più di qualsiasi medaglia. È il Fiorino d’Oro, il massimo riconoscimento civico del Comune di Firenze, e questa volta è andato a un uomo che quella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 aveva poco più di vent’anni e si trovò davanti a quello che lui stesso descrisse come “una Baghdad sotto attacco”.
Giuseppe Balasso, agente di polizia in servizio al Reparto mobile, era il primo operatore delle Volanti ad arrivare in via dei Georgofili dopo l’esplosione del Fiorino imbottito di tritolo che la mafia stragista aveva usato per tentare di piegare lo Stato. Davanti a lui: gente a terra insanguinata, saracinesche gonfiate dall’onda d’urto, persiane divelte, fiamme che facevano luce nel buio pesto, urla disperate. E cinque morti: Fabrizio e Angela Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina di 9 anni e 50 giorni, e lo studente Dario Capolicchio.
Un’immagine dei soccorsi dopo la strage dei Georgofili avvenuta la notte tra il 26 e il 27 giugno del 1993
È stata la sindaca Sara Funaro a consegnargli il riconoscimento a Palazzo Vecchio (insieme agli altri insigniti), dopo averlo annunciato con una telefonata personale e commossa. Una scelta che dice molto su come questa città voglia ricordare — non solo le vittime, ma anche chi quella notte rimase solo nel buio a fare l’unica cosa possibile: salvare quante più vite poteva.














