​PADOVA - Da una parte la forza distruttrice delle fiamme, il fumo e la paura. Dall’altra, invece, il sangue freddo, il senso del dovere e quel fuoco interiore che brucia ancor più intensamente nel momento del bisogno. Sono tutti valori cuciti addosso alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine non solo sulle loro divise ma anche, e soprattutto, sulla loro pelle. «Eroi silenziosi», così li ha definiti ieri il questore Marco Odorisio, che sono pronti a sacrificare la loro vita pur di salvare quella degli altri, eroi che agiscono anche quando non indossano la divisa. Uno di loro è l’assistente capo Geremia Manuel Domingo, 49 anni in forza alla Questura di Padova, che venerdì mattina è stato svegliato dalle urla provenienti dalla villetta accanto alla sua abitazione in via Ancona a Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza. Uscito in strada, ha visto una densa colonna di fumo nero sprigionarsi dal garage e due anziani, marito e moglie di 82 e 80 anni, bloccati sul terrazzo del primo piano. Le vie di fuga erano ormai chiuse dal fuoco. In pochi secondi ha preso una scala a pioli dal proprio giardino, l’ha appoggiata al balcone dei suoi vicini ed è salito.

L’INTERVENTO La donna era sotto shock, mentre il marito, confuso e probabilmente spinto dal tentativo di recuperare qualcosa all’interno della casa, è rientrato nell’abitazione già invasa dal fumo. A quel punto il poliziotto è entrato sfidando le fiamme. Dopo alcuni minuti è riuscito a individuare l’uomo, ormai disorientato e in crisi respiratoria, lo ha afferrato e lo ha portato di peso sul terrazzo, riuscendo poi a farlo scendere a terra. Durante quelle fasi concitate, all’interno della casa hanno iniziato a esplodere alcune munizioni da caccia che il proprietario deteneva regolarmente. Nel garage c’era anche un’auto a gasolio e, nelle vicinanze, un’attività con materiali infiammabili. Uno scenario, quindi, che avrebbe potuto trasformare l’incendio in qualcosa di molto più grave per l’intero quartiere. IL SALVATAGGIO Una volta messi in salvo i due coniugi, il poliziotto si è adoperato anche per contenere il rogo e facilitare l’intervento dei Vigili del fuoco, dei carabinieri e del Suem 118. Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento, ma tra le ipotesi emerse ci sarebbe anche quella di una batteria esausta che, a contatto con materiale infiammabile, potrebbe aver innescato la combustione. I due anziani sono stati accompagnati all’ospedale di Vicenza per gli accertamenti e l’uomo è attualmente ricoverato. Anche Domingo, intossicato dai fumi, è stato visitato al San Bortolo. Per lui due giorni di prognosi. Ieri il questore Marco Odorisio lo ha ricevuto in Questura per ringraziarlo personalmente. «Tra i compiti della Polizia di Stato c’è anche quello di prestare soccorso alle persone in difficoltà - ha dichiarato Odorisio -. Ma ci sono situazioni in cui non c’è tempo per ragionare: si agisce in pochi secondi. Mi piace definire quello del collega Geremia un gesto da eroe silenzioso. Ma eroi silenziosi sono anche tutti quei cittadini che ogni mattina si alzano, vanno a lavorare, rispettano le regole, aiutano il prossimo e danno il loro contributo senza fare rumore. In questo caso la formazione, l’esperienza operativa e la prontezza del collega hanno fatto la differenza. Lo proporrò per un riconoscimento legato alla progressione in carriera e anche per una possibile onorificenza». Odorisio quando ha parlato di "eroi silenziosi" ha anche ricordato altri uomini della Polizia che, negli anni, hanno rischiato o perso la vita per salvare quella degli altri. Il pensiero è andato a Domenico Zorzino, che il 3 marzo 2023 perse la vita tentando di salvare un anziano in difficoltà nelle acque del canale Gorzone. A Rosario Sanarico, sommozzatore della Polizia morto durante le ricerche di Isabella Noventa e a Ivan Francescon, che aveva salvato una bambina in mare a Jesolo l'estate scorsa. LA TESTIMONIANZA «Sono stati attimi infiniti - ha raccontato Geremia Manuel Domingo -. Ho sentito le urla e sono corso fuori. Ho visto il fumo, il fuoco e i miei vicini sul balcone. Ho preso la scala e sono salito. La prima volta il fumo era troppo forte, mi mancava l’ossigeno e sentivo le gambe cedere. Poi ho visto la mia compagna e mio figlio affacciati dalla nostra casa. In quel momento ho immaginato di poter essere il suo eroe anche solo per un istante, e questo mi ha dato la forza di riprovarci. Quando mio figlio mi ha detto “papà, sei il mio eroe”, quella è stata la vittoria più grande. In quei momenti ho pensato anche che avrei potuto non rivedere più la mia famiglia, ma sapevo che dovevo provare a salvare quelle persone. Spero che chiunque, davanti a una situazione simile, provi ad aiutare».