Giuseppe Balasso, l’agente che 33 anni fa arrivò per primo sul luogo dell’attentato, in uno scatto dell’altra seraTornare in via dei Georgofili, 33 anni dopo, alla stessa ora, sullo stesso selciato, con il medesimo dolore nel cuore che riaffiora da un passato lontano. Guardando per le strade che si snodano da Por Santa Maria a via Lambertesca, fino alla Torre de’ Pulci, i portoni oggi integri che quella maledetta notte esplosero a causa della detonazione di un Fiorino imbottito di tritolo, i muri crivellati come da pallottole che pallottole non erano, le saracinesche dei negozi gonfie come una donna gravida, ma di terrore, le finestre in frantumi e lingue di fuoco che avvolgevano cose e persone.
E poi le urla agghiaccianti della gente che chiedeva aiuto. Come in “una Baghdad sotto attacco”.
E’ accaduto a Giuseppe Balasso, un poliziotto che la notte tra il 26 e il 27 maggio ’93 aveva poco più di vent’anni e copriva il turno dall’1 di notte alle 7 del mattino, quando sulla Firenze dell’arte si abbattè la ritorsione di una mafia stragista che voleva mettere lo Stato spalle al muro. Fu lui il primo ad arrivare con la Volante della questura senza nemmeno sapere, ancora, cosa fosse accaduto. E la notte scorsa, per uno strano scherzo del destino o forse per un percorso umano che doveva compiersi, è tornato lì, sempre in servizio ma con il blindato del Reparto mobile del quale oggi fa parte.












