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Silvia Madiotto

Patrizio Sarto, direttore della Medicina dello sport dell’ospedale di Treviso e Direttore centro regionale per lo sport nei giovani con cardiopatie, si rivolge agli irriducibili dell’attività fisica: «Con queste temperature è rischioso»

Vanno a correre, a piedi o in bici, a mezzogiorno. La partita di tennis o padel nel giorno libero alle 11. Quando la colonnina di mercurio ha già sforato i trenta gradi e l’umidità rende faticoso anche solo respirare. Non vogliono rinunciare allo sport, che sia un hobby da praticare con gli amici o l’allenamento per una competizione. Ma non fa bene. Non ora, non così. Patrizio Sarto, direttore della Medicina dello sport dell’ospedale di Treviso e Direttore centro regionale per lo sport nei giovani con cardiopatie, si rivolge agli irriducibili dell’attività fisica: «Non è il caso di sfidare la sorte. Con queste temperature è rischioso. Non sottovalutate i segnali di allarme: con nausea, mal di testa, debolezza muscolare, brividi durante l’allenamento, fermatevi subito».

Dottor Sarto, li vediamo lungo gli argini o sulle ciclabili: corrono quando il sole è alto. Fa bene? «Assolutamente no. Anzi, è molto pericoloso: costringono il cuore a un doppio lavoro. E se il soggetto ha anche una malattia cardiaca non nota (ed è frequente che succeda) aumenta la possibilità di un evento durante lo sforzo. Inoltre il lavoro fisico aumenta il consumo liquidi, portando alla disidratazione. Non è il caso di giocare con la vita».