La provincia di Agrigento è un territorio che da decenni parla di sport, di giovani, di inclusione, di rilancio sociale. Ma solo a parole.
Quando si passa dai proclami ai fatti, la realtà è impietosa: non esiste una sola pista di atletica leggera omologata per ospitare gare ufficiali.
Un’intera provincia, 400 mila abitanti, costretta a correre sull'asfalto delle gare podistiche cittadine, che pure sono ogni anno numerose.
Eppure, Agrigento e Sciacca avevano avuto due strutture che, all’epoca, rappresentavano l’avanguardia siciliana. Due impianti che avrebbero potuto diventare poli sportivi di riferimento e che invece sono diventati simboli di spreco, abbandono e incapacità amministrativa.
Il caso più clamoroso è quello di Villaseta, inaugurato nel settembre 1980 con un incontro internazionale tra le nazionali femminili di Italia e Finlandia. In pista c’erano Sara Simeoni, Gabriella Dorio, atlete olimpioniche che fecero brillare il tartan nuovo di zecca. Quella pista avrebbe dovuto essere il cuore dell’atletica agrigentina. È diventata, invece, un relitto urbano: erbacce, crepe, recinzioni divelte, spogliatoi inutilizzabili. Decenni di incuria hanno cancellato ogni traccia di ciò che era stato immaginato. Oggi Villaseta è un impianto fantasma, un monumento al degrado che racconta la distanza tra le promesse e la realtà.













