In Sicilia non c'è campo. E i cellulari non c'entrano. Si parla di sport, di impianti che dovrebbero essere destinati a giovani e meno giovani. Ma che nell'isola dei ritardi, spariscono, insieme ai fondi a loro destinati. O restano sulla carta, insieme alle somme che non la Regione non riesce a spendere. Il caso dei mancati finanziamenti agli impianti sportivi siciliani è stato oggetto, solo nel mese di giugno, di due distinte audizioni all'Ars, in particolare in Commissione Unione europea, presieduta dal deputato del Movimento cinque stelle, Luigi Sunseri: «Mentre la propaganda racconta una Sicilia che corre – denuncia il parlamentare - i numeri raccontano una Regione che non riesce a spendere le risorse che ha già a disposizione».

In effetti, i numeri parlano di un problema. O, come la definisce lo stesso Sunseri, di una chiara scelta politica. Numeri che si articolano su due questioni distinte. Da un lato, l'avviso inizialmente da 120 milioni del Fondo di sviluppo e coesione che è dimagrito fino a 40 milioni per dare spazio principalmente alla riqualificazione dello stadio “Renzo Barbera” di Palermo e in minor parte alla graduatoria per gli interventi per le strutture alberghiere. Dall'altro, c'è il tema dei fondi che avrebbero dovuto essere già spesi, già trasformati in campi, palestre, strutture sportive in ogni parte di Sicilia. Su quest'ultimo aspetto, i dati sono ufficiali quanto impietosi e sono quelli portati dal governo proprio in audizione all'Ars.