Palazzo dei Giganti, il Comune di Agrigento, sembrava ormai incarnare un ossimoro. Bastava a renderlo tale il fallimento di Capitale italiana della cultura e le indagini che hanno toccato tutti i partiti al potere e gli uomini simbolo della politica cittadina. Più che un posto per giganti, sembrava un palazzo per quelli che Leonardo Sciascia chiamava ominicchi. E forse è bastato questo – e l’ultima indagine a due giorni dal ballottaggio – per far cambiare il registro politico a una città che si è dichiarata «stanca».Si è realizzato così il sogno di Michele Sodano, il nuovo sindaco che ha da amministrare una città, per dirne una, con il parco archeologico tra i più estesi d’Europa, ma che non riesce a trattenere i turisti per più di due giorni. La vittoria al ballottaggio è stata schiacciante, oltre il 70%, sull’avversario Dino Alonge, esponente nuovo alla politica, appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa, tutte sigle a cui appartengono alcuni degli esponenti finiti nell’ultimo anno nei registri delle Procure.Alla base della scelta di Sodano, deputato del Movimento 5 Stelle poi espulso durante il governo Draghi per aver disobbedito agli ordini di scuderia (2021), c’è stato un viaggio, ha raccontato lui l’estate scorsa, in un monastero in Thailandia: «Vado e rifletto sull’opportunità di candidarmi a sindaco di Agrigento». L’entusiasmo al ritorno è stato condiviso con quello di Ismaele La Vardera, l’ex Iena, oggi deputato regionale, che dopo aver annunciato la sua candidatura alla presidenza della Regione Siciliana, ha voluto testare la forza del suo movimento “Controcorrente”. Lo ha fatto non a caso in quella città che è roccaforte di storici politici del centrodestra e della Dc, oggi caduti rovinosamente. Insieme hanno trovato l’appoggio del campo largo e di quella sinistra in cerca d’autore che nella città di Pirandello ha trovato una quadra in Sodano, capace di riunire tutti: Pd, Italia Viva-casa Riformista, Avs e anche lo stesso Movimento 5 Stelle (seppur senza simbolo). E riuscendo a battere un centrodestra diviso che aveva individuato il candidato dopo aver completato la scelta dei consiglieri. Incassando anche il record italiano del voto disgiunto (16%): chi votava a destra dava il consenso all’amico consigliere, ma sulla scelta del sindaco preferiva Sodano.«Ci ha fatto vincere il senso di comunità – spiega il neosindaco – l’idea di responsabilizzazione comune, del contributo di tutti per portare Agrigento verso il futuro». Uno dei temi cruciali della campagna elettorale di Sodano, 37 anni tra pochi giorni, è stato quello che ha segnato la sua generazione: la fuga dall’isola. «Dobbiamo garantire i servizi essenziali che possano permettere a tutti di poter tornare, far diventare Agrigento un luogo che possa accogliere opportunità e investimenti, non siamo disfattisti e abbiamo la consapevolezza che ci possiamo riuscire».Laureato alla Bocconi, master a Copenaghen, inglese ben rodato, Sodano, appena insediato, ha avviato i contatti per una collaborazione con il sindaco di Tampa (Florida) per incentivare il ritorno dei tanti agrigentini e per far leva turismo delle radici, puntando anche su un reciproco scambio di competenze ed eccellenze. Lottare per restare è il claim del movimento con cui si è candidato. E in questa elezione ad applaudirlo sono stati in tanti i ragazzi, arrivati anche da fuori Agrigento, che hanno puntato tutto sulla “restanza” e che da questa elezione vedono un “effetto domino” che può arrivare ovunque. «Non è un’utopia – spiega Sodano – bisogna fare di Agrigento una città europea, garantire i servizi e cercare investimenti. Noi come prima cosa apriremo un co-working pubblico in cui le aziende possono assumere le persone per farle rimanere ad Agrigento».Si parte però dai servizi e uno di questi è rappresentato dall’acqua, bene primario che però nella città dei Templi è alla stregua dell’oro. Con turni idrici che raggiungono i 15 giorni e una gestione che non riesce a far risalire la città nelle classifiche sulla “qualità della vita”: «Noi dobbiamo cercare di risolvere le crisi emergenziali, partendo dall’acqua – dice Sodano al primo incontro sul tema – Su questo bisogna cercare una cooperazione tra politica regionale e locale affinché si riesca a rendere efficiente il servizio, nel rapporto con Siciliacque, rimanendo dalla parte dei cittadini. Nel lavoro da fare ho visto grande disponibilità dei dipendenti. L’obiettivo è partire dal minimo sindacale per garantire ad Agrigento che ha un’anima turistico-ambientale pulizia, decoro e sicurezza stradale».La bandiera di Controcorrente nel Sud del Sud, però ha anche altre ambizioni a un anno dalle Regionali: determinare ripercussioni significative sulla politica dell’Isola dove la destra si trova spaccata, esattamente come ad Agrigento (qui Lega e Dc avevano un altro candidato sindaco).Una frattura nella quale il movimento si sta incueneando provando a germogliare come il “micruccu” (il Bagolaro), l’arbusto capace anche di spaccare i sassi pur di emergere e vedere la luce. Resistendo perfino alla siccità.
Agrigento vuol credere alla restanza
Dopo il flop da Capitale della cultura, la città simbolo di bisogni primari insoddisfatti, a partire dall’acqua, scommette sul nuovo corso di Michele Sodano







