Sempre pronto a cantar vittoria anche se non è così, Donald Trump di primo mattino ha esultato sui social per la sconfitta di Dan Goldman, aspirante alla riconferma da deputato e invece appena uscito con le ossa rotte dalle primarie a New York. “Un patetico, un debole”, lo ha definito il presidente, aggiungendo poi con signorilità: “Ha proprio perso di brutto”. Il che è vero, come è anche vero che Goldman ai suoi occhi aveva la colpa irredimibile di aver guidato, alla Camera dei Rappresentanti, il tentativo di impeachment per l’occupazione di Capitol Hill. Una nuova tacca sul fucile, accanto a quella di tutti i politici a lui avversi che, grazie alle sue campagne milionarie, è riuscito a non far ricandidare alle elezioni di metà mandato di novembre. C’è solo un particolare: Goldman è un democratico di New York, e Trump con la sua sconfitta non c’entra niente. A togliergli la soddisfazione è stato, semmai, Zohran Mamdani, il sindaco della Grande Mela, l’uomo presentato piuttosto come la sua nemesi anche se, finora, ha vendicato tutto sommato pochino.

Un anno fa Zohran Mamdani vinceva a sorpresa le sue primarie personali, quelle da primo cittadino. Oggi festeggia l’anniversario infilando nella lista dei candidati alla Camera – il che vuol dire elezione praticamente certa, vista la preponderanza democratica nei rispettivi collegi – una serie di amici e seguaci pronti ad andare a Washington a piantar grane. Con Donald, certo, ma mica solo lui.