Le primarie democratiche di New York hanno un chiaro vincitore che non era presente sulla scheda elettorale. Si tratta del sindaco Zohran Mamdani, che negli ultimi mesi ha speso parte del suo capitale politico per sostenere tre candidati che condividono la sua piattaforma economica progressista: ha vinto su tutta la linea, costringendo al ritiro due deputati legati all’establishment politico della città. Il sindaco nella notte ha dichiarato che “si apre un nuovo capitolo nella storia del nostro partito, che dimostra come un anno fa era solo l’inizio del nostro movimento politico”. Con queste vittorie, i socialisti al Congresso (dato che si tratta di seggi così solidamente democratici che l’elezione di novembre sarà una formalità) passeranno da due a quattro e si cementerà la posizione di New York come città leader delle correnti più di sinistra del partito.Non c’è un precedente recente di un sindaco che si è messo così in gioco pur non essendo sulla scheda: solitamente, i primi cittadini cercano di allargare le loro coalizioni, non di restringerle. Invece, Mamdani si è dimostrato un kingmaker capace, con la sua rete, di portare candidati semisconosciuti a Washington: per farlo, si è alienato parte del mondo progressista, specialmente latino, che lo aveva sostenuto, e per questo avrà bisogno nei prossimi mesi di un’operazione di ricucitura. La vittoria più incredibile di tutte è quella della socialista Darializa Avila Chevalier, che già si era dovuta scusare per alcuni post pubblicati anni fa molto contrari alla leadership democratica, la quale ha sconfitto il presidente del Caucus ispanico al Congresso, Adriano Espaillat.Una vittoria ancora più simbolica perché quest’ultimo era un alleato fidato del leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries, che vede la sua posizione non più stabile come prima. Se i candidati progressisti al Senato hanno già rimarcato che potrebbero non sostenere il settantaseienne Schumer come leader, finora alla Camera il problema non si era posto. I candidati vicini a Mamdani, però, hanno affermato di non sapere se sosterranno Jeffries come Speaker nel caso i democratici riconquistassero la Camera alle elezioni di metà mandato. Mamdani ha vinto anche nel decimo distretto, uno dei più progressisti ed ebraici degli Stati Uniti: il suo candidato, Brad Lander, ha sconfitto di ben 30 punti il deputato uscente Dan Goldman. La faglia di questa sfida è stata il sostegno a Israele, con i due candidati che avevano visioni opposte: nei giorni precedenti alla sfida, Goldman ha partecipato a una parata in sostegno di Israele, mentre Lander faceva campagna con un’associazione che parlava di genocidio a Gaza.Al di fuori delle contese egemonizzate da Mamdani, il quadro è stato più tradizionale. Un’altra sfida molto attenzionata era quella per succedere a Jerry Nadler nel dodicesimo distretto, molto popolare anche perché vi prendeva parte Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy, che però non è andato oltre un misero 11 per cento, in una campagna definita dagli osservatori caotica. Ha vinto Micah Lasher, che rappresenta il contraltare rispetto ai candidati sostenuti da Mamdani. Ha infatti condotto una campagna basata sulla sua esperienza governativa, forte del supporto diretto di Nadler e dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg: una contesa vecchio stile, in cui il candidato ha raccolto endorsement, soldi ed è stato visto come il più competente per rappresentare il distretto a Washington. Ha vinto pur non essendo mai stato il centro mediatico della contesa: se prima tutte le attenzioni della stampa si sono riversate sul nuovo Kennedy che tentava la carriera politica, successivamente gli onori della cronaca sono passati ad Alex Bores, arrivato secondo. Ex impiegato di Palantir, Bores ha combattuto una battaglia per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale: sulla sua figura sono stati spesi circa 27 milioni di dollari totali, sia a favore che contro, da parte di leader del settore tecnologico. Lo hanno attaccato persone vicine all’azienda di venture capital Andreessen Horowitz e membri di OpenAI, mentre chi lo ha sostenuto ha legami con Anthropic. Nonostante il clamore mediatico che tutto questo ha generato, si è fermato a soli 4 punti da Lasher.Si è confermato, invece, il potere dell’endorsement di Donald Trump. Nella sfida per rimpiazzare la deputata Elise Stefanik, il presidente ha sostenuto Anthony Constantino, che fino al 2024 era registrato come democratico (ma solo per votare un amico, dice lui), e che ha inciso un album hip-hop chiamato “Grazie presidente Trump” e ha omaggiato lo stesso tycoon di una statua di bronzo che lo ritraeva. Ha sconfitto il deputato statale Robert Smullen, che aveva l’endorsement della maggioranza delle figure dell’establishment repubblicano newyorkese.
Le primarie di New York le ha stravinte (di nuovo) Zohran Mamdani
Il sindaco socialista impone i suoi candidati, ridisegna gli equilibri del partito e mette in discussione la leadership dell’establishment a Washington. Nuove tensioni tra i democratici, da Jeffries a Schumer












