Le sanzioni petrolifere contro l’Iran sono state sospese per 60 giorni dopo l’avvio dei negoziati diretti tra Teheran e Washington. Un primo passo concreto del processo negoziale, ma le dichiarazioni contrastanti delle due parti mostrano quanto il percorso verso un accordo definitivo resti ancora fragile. Teheran può commercializzare circa 67 milioni di barili attualmente stoccati nel Golfo Persico. Per l’economia iraniana si tratta di una misura di grande rilievo, destinata a garantire nuove entrate e a ridurre l’impatto delle sanzioni.
La linea diretta di comunicazione tra le parti sullo Stretto di Hormuz, costituita dopo il primo incontro in Svizzera, dovrebbe evitare incidenti e garantire la sicurezza della navigazione commerciale in una delle rotte energetiche più importanti del mondo. La riapertura dello stretto ha contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici internazionali.
LE PROSSIME SETTIMANE si annunciano decisive e bollenti, in un clima di profonda sfiducia reciproca. La diffidenza iraniana è palpabile. Donald Trump ha ordinato operazioni militari contro l’Iran in due occasioni nell’arco di poco più di un anno, proprio mentre erano in corso tentativi di dialogo, e continua a minacciare la totale distruzione dell’intero Paese. La guerra psicologica continua, con dichiarazioni spesso contraddittorie che sembrano progettate per disorientare l’opinione pubblica o mitigare le critiche. Tra i punti più controversi figura la questione delle ispezioni nucleari.













