Revoca delle decennali sanzioni Usa sulla vendita del petrolio e sblocco parziale dei beni congelati in cambio dell'impegno iraniano a ispezioni nucleari dell'Aiea e alla libera navigazione dello stretto di Hormuz. Sono le prime concessioni reciproche dopo il primo round di negoziati fra Washington e Teheran in Svizzera, una maratona di 18 ore segnata da pesanti minacce e dal rischio di un nuovo fallimento del processo di pace. Nella notte tra domenica e lunedì la tensione sembra così, almeno per ora, superata e mentre le delegazioni di alto livello hanno lasciato il resort elvetico i negoziati continuano, a livello tecnico.
Piccoli passi salutati con ottimismo da entrambe le parti e dai negoziatori, mentre si intensificano gli sforzi diplomatici con il segretario di Stato Marco Rubio che vola in Medio Oriente, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian atteso martedì in Pakistan, il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli esteri Abbas Araghchi sbarcati a Muscat per incontrare il sultano dell'Oman Haitham bin Tariq."Abbiamo gettato fondamenta molto solide per un accordo finale di successo", ha detto il vicepresidente americano JD Vance, salutando come una "pietra miliare" la decisione di Teheran di consentire il ritorno degli ispettori dell'Aiea in Iran per la prima volta da quando Israele ha attaccato il Paese l'anno precedente. "Si tratta di una tappa fondamentale per il popolo americano e del primo passo verso la denuclearizzazione permanente o la definitiva eliminazione di qualsiasi programma iraniano di armamento nucleare", ha enfatizzato, nonostante le ispezioni fossero già previste dall'accordo negoziato da Obama che Trump ha stracciato e fossero continuate sino agli attacchi congiunti statunitensi e israeliani che hanno dato inizio alla guerra il 28 febbraio scorso. Vance ha anche minimizzato le minacce del tycoon che domenica avevano fortemente irritato la delegazione di Teheran nel bel mezzo dei negoziati. "Quello che abbiamo detto agli iraniani - ha riferito - è che, quando ci si abbandona a quello che noi millennials chiameremmo 'trash talk', non ci si può aspettare che il presidente degli Stati Uniti non risponda e non corregga il quadro della situazione. Sì, c'è stata qualche minaccia e qualche lamentela, ma alla fine i colloqui sono proseguiti e abbiamo compiuto grandi progressi".Insomma, solo retorica. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha ammesso che Teheran ha avuto un "breve colloquio" con gli Stati Uniti sul nucleare durante i negoziati in Svizzera, ma ha precisato che le parti si sono limitate a illustrare la propria posizione e che se ne riparlerà più avanti, dopo l'attuazione di punti chiave del memorandum.











