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Gli Stati Uniti hanno sospeso per 60 giorni le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, come previsto dal memorandum d’intesa firmato giovedì scorso tra i presidenti dei due paesi e su cui sono in corso i negoziati che dovrebbero portare a un accordo definitivo per mettere fine alla guerra in Medio Oriente. È una decisione assai consequenziale: le sanzioni erano in vigore da decenni, in varie forme, e la loro rimozione permetterà al regime di ottenere entrate consistenti. Le transazioni inoltre potranno avvenire in dollari, quindi l’Iran potrà ottenere la valuta estera di cui ha molto bisogno per riassestare le proprie finanze.
Il memorandum è un pre-accordo non vincolante e prevede che i due governi continuino a negoziare per 60 giorni. Pone alcune clausole da attivare immediatamente o quasi, come appunto le sanzioni, mentre lascia in sospeso altre questioni più complesse, come il futuro del programma nucleare iraniano.
La sospensione annunciata lunedì riguarda petrolio greggio, prodotti petrolchimici e altri derivati dal petrolio di origine iraniana e durerà fino al 21 agosto. Permette l’importazione di questi prodotti negli Stati Uniti, ma non in alcuni territori specifici come Cuba o la Corea del Nord, che continuano a essere sottoposti a sanzioni statunitensi. Restano ovviamente in vigore le sanzioni poste da altri enti, come l’Unione Europea.













