Ieri sera gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni contro l'Iran per 60 giorni, a partire da lunedì (ieri per chi legge); infatti, dopo i primi colloqui Trump ha dichiarato (come nel suo stile rodomontano) che "farà ciò che devo fare" se l'Iran non manterrà la sua parte dell'accordo. Comunque, finalmente, l’accordo provvisorio tra i due Paesi è stato siglato, e il percorso verso la pace inizia oltre che ad intravedersi anche a consolidarsi.
In estrema sintesi e per facilitare la comprensione di alcuni passaggi che potrebbero essere poco chiari, evidenziamo che le due parti contendenti cercano di costruire sulla base dell'accordo provvisorio firmato la scorsa settimana (il cosiddetto Mou), una road-map con l’intento di raggiungere un accordo permanente entro 60 giorni, il tempo prefissato per concludere l’accordo bilaterale in essere. Come al solito, i colloqui effettuati nella località montana svizzera di Buergenstock, hanno visto la mediazione diplomatica del Pakistan (onori al merito), affiancata questa volta da diplomatici qatarini.
Significativa appare la ricerca di un concordato per porre fine ai combattimenti in Libano, ancora presenti e divenuti sempre più aspri e sanguinosi tra Israele (storico alleato degli Usa) e le milizie Hezbollah, notoriamente assai vicine a Teheran.















