Caro Aldo,Trump ha annunciato che l’accordo con l’Iran è concluso, leggo di un memorandum di intesa in 14 punti. Lei ci crede che sarà un accordo di pace?Luca Delsanto Che succede se Netanyahu non ubbidisce a Trump? Il premier israeliano ha detto che non vuole cessare il fuoco in Libano. Per ora, il presidente Usa bofonchia, ma presto, questo conflitto latente diventerà evidente. Massimo Marnetto

Cari lettori,è abbastanza imbarazzante che si presenti come accordo di pace quello che è soltanto un compromesso per riaprire Hormuz e far tacere le armi. Troppe volte abbiamo scambiato una tregua per una pace. Era una tregua, nulla di più, quella tra israeliani e palestinesi a Oslo; non ha funzionato, anche perché una parte — purtroppo la parte che ha prevalso — dei due popoli non voleva la pace, non la voleva Netanyahu e non la voleva Hamas, e purtroppo Arafat e il suo erede Abu Mazen non hanno saputo o potuto cogliere l’occasione. Anche stavolta non facciamoci illusioni: l’Iran non è diventato un partner dell’Occidente, l’Iran non ha preso impegni attendibili nell’annunciare di aver rinunciato, per il momento, all’arma atomica. L’accordo non prevede che l’uranio arricchito sia consegnato ai «vincitori» o una potenza terza, magari i cinesi. Quello sì sarebbe stato il segno che Trump ha vinto la guerra. Gli iraniani si impegnano a diluire l’uranio arricchito, ma per il momento se lo tengono. E comunque i termini dell’accordo sono legati a una trattativa che deve ancora cominciare. Il negoziato non è concluso, anzi è appena agli inizi. Quello che è già fallito è il tentativo degli Stati Uniti e di Israele di dare una spallata al regime degli ayatollah. L’Europa è rimasta a guardare, e Trump si è vieppiù convinto che gli europei siano inutili, per prima l’Italia, che è l’unico tra i grandi Paesi europei ad avere un governo che Trump considera, o considerava, amico. Ora l’attenzione si sposta sulle elezioni israeliane. Vedremo se Netanyahu riuscirà a prevalere anche stavolta, sull’onda della guerra infinita, o se si aprirà uno spiraglio al negoziato che dovrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente.