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In un video circolato molto sui social negli ultimi giorni lo scrittore e insegnante Alessandro D’Avenia descrive un ipotetico esame di maturità: «Io lo farei così: ti siedi e io ti chiedo “perché sei venuto al mondo?”. Se non sai rispondere, non ti posso dare la maturità». Lo dice un po’ sul serio e un po’ per scherzo, con una perentorietà che è stata anche criticata e canzonata sui social. Quella di una domanda simile, in effetti, è una prospettiva che alcuni maturandi italiani temono davvero prima dell’esame orale, se sanno che nella commissione esterna ci sono insegnanti di filosofia estrosi.

In Francia questa paura è la norma tra gli studenti di liceo dell’ultimo anno, dato che l’esame di maturità (baccalauréat) prevede una prova scritta di filosofia proprio con domande del genere. È una consuetudine molto radicata nella cultura francese: un rito di passaggio poi ricordato dagli adulti anche a distanza di anni sia per la difficoltà delle domande sia per i voti di questa prova, di solito non altissimi.

Nell’esame di quest’anno, che si è svolto il 15 giugno, le domande erano: «Abbiamo il controllo delle nostre parole?» e «Si può essere felici quando gli altri non lo sono?». Ogni candidato ha quattro ore di tempo per rispondere a una delle due domande, a scelta, oppure per fare l’analisi di un testo proposto come terza traccia: quest’anno era un passaggio del libro di Friedrich Nietzsche Umano, troppo umano.