C'è un rito che resiste alle riforme, ai cambi di governo, alle rivoluzioni tecnologiche: giovedì 18, alle 8,30, oltre mezzo milione di ragazze e ragazzi si ritroveranno davanti a un foglio bianco. Sarà la prima prova dell'esame di maturità, tornato ufficialmente a chiamarsi così dopo anni di "esame di Stato". Un appuntamento che ogni generazione vive come un passaggio simbolico, ma che è anche uno specchio del tempo. Basta sfogliare le tracce degli ultimi venticinque anni per accorgersi che la maturità non racconta soltanto gli studenti: racconta l'Italia.Quest'anno saranno 527mila i candidati, di cui 513.479 interni e 14.128 esterni. La prima prova di italiano si svolgerà il 18 giugno, la seconda il giorno successivo. Poi scatteranno i colloqui orali. Ed è proprio sull'orale che arriva una delle novità più rilevanti: dopo le contestazioni dello scorso anno e i casi di studenti che avevano scelto il silenzio come forma di protesta, il colloquio assume un peso decisivo. La partecipazione è obbligatoria e la cosiddetta "scena muta" comporta la non ammissione al diploma, indipendentemente dai risultati ottenuti nelle prove scritte.Ma mentre cresce l'attesa per le tracce, vale la pena guardare nello specchietto retrovisore. Perché le prove assegnate dal ministero dal 2000 a oggi compongono una sorta di autobiografia civile del Paese. Secondo un'analisi di Skuola.net su 168 tracce di italiano proposte nell'ultimo quarto di secolo, il tema più ricorrente è quello della tecnologia e della rivoluzione digitale, comparso quindici volte. Una presenza che segue fedelmente l'evoluzione della società. All'inizio degli anni Duemila si rifletteva sul passaggio dal libro cartaceo all'e-book e sull'ingresso di internet nella vita quotidiana. Poi arrivarono sms ed e-mail. In seguito i social network, la fama istantanea prefigurata da Andy Warhol, l'iperconnessione, WhatsApp, fino alle più recenti riflessioni sull'indignazione online e sui meccanismi della comunicazione digitale.È come osservare una fotografia in movimento. Nel 2000 i maturandi ragionavano su Gutenberg e il libro elettronico. Nel 2025 si confrontavano con i social come amplificatori delle emozioni collettive. Nel mezzo c'è la trasformazione di una generazione cresciuta insieme alla rete. Subito dietro compaiono le grandi ferite del Novecento. Guerre mondiali, totalitarismi, Guerra fredda e Shoah sono stati al centro di dodici tracce. È il segno di una memoria che continua a interrogare il presente. Dalle riflessioni sul rischio nucleare alle persecuzioni razziali, fino alle più recenti analisi sulle crisi della democrazia, la storia è rimasta uno degli strumenti privilegiati per leggere il mondo contemporaneo.Sul terzo gradino del podio si collocano Costituzione, legalità, diritti e lotta alle mafie, presenti undici volte. Non è difficile cogliere il filo che lega queste scelte: il tentativo di formare cittadini prima ancora che studenti. Le figure di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Paolo Borsellino, i richiami all'articolo 3 della Costituzione, le riflessioni sull'uguaglianza e sulla partecipazione hanno scandito gli anni di una Repubblica alle prese con nuove sfide civili. Anche l'ambiente ha conquistato progressivamente spazio. Dalle prime tracce dedicate alla natura come bene da custodire si è passati ai cambiamenti climatici, all'effetto serra, alla sostenibilità. Segno di una sensibilità cresciuta insieme all'emergenza ecologica.Sul fronte letterario emergono alcune fedeltà consolidate. L'autore più amato dal ministero è Giuseppe Ungaretti, proposto quattro volte. Seguono Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo, entrambi con tre apparizioni. La poesia del Novecento continua dunque a rappresentare una bussola privilegiata per interrogare inquietudini e speranze del presente. Più distanti, ma comunque presenti, Dante Alighieri e Luigi Pirandello. Negli anni recenti hanno trovato spazio anche Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Verga, Pascoli, Primo Levi, Calvino e Sciascia. Un mosaico che restituisce l'ampiezza del patrimonio culturale italiano e il tentativo di tenere insieme tradizione e contemporaneità. Se la prima prova racconta il Paese, la seconda prova del liceo classico mostra invece una sorprendente continuità. Dal dopoguerra a oggi dominano Cicerone e Seneca, quasi sempre protagonisti delle versioni di latino. A rendere più intensa questa vigilia sono anche i dati sullo stato d'animo dei maturandi. Un'indagine di Skuola.net realizzata con l'Associazione Di.Te. racconta una generazione sotto pressione: il 57% dichiara livelli elevati di stress, il 65% teme di non essere pronto e quasi uno studente su due ha modificato alimentazione o sonno nelle settimane che precedono l'esame. A pesare, più che il giudizio della commissione, è spesso quello verso se stessi. Per questo assumono un significato particolare le parole rivolte ai ragazzi da monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all'Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. Nel messaggio diffuso alla vigilia degli esami, il vescovo invita a guardare oltre la prova che li attende: "I sogni non sono capricci dell'anima, ma sono mappe - scrive -. Sono il modo in cui il cuore ci dice dove siamo chiamati ad andare, anche quando la strada non è ancora visibile. Sognate, dunque. Sognate in grande". E ancora: "La maturità non è la fine dell'incertezza ma è la capacità di stare nell'incertezza senza crollare".Forse è questa la lezione più attuale. In un quarto di secolo le tracce sono cambiate insieme alla società. Sono arrivati Internet, i social, le crisi globali, le guerre alle porte dell'Europa, l'emergenza climatica. Eppure il cuore della maturità è rimasto lo stesso: chiedere ai giovani di misurarsi con il proprio tempo e di trovare parole per raccontarlo. Non soltanto un esame. Un esercizio di cittadinanza.
Da Ungaretti all'era social: così la maturità racconta l'Italia
Giovedì la prima prova di italiano. Un viaggio nelle tracce degli ultimi 25 anni mostra come siano cambiati i temi, le paure e le speranze del Paese. Monsignor Savino ai maturandi: «Sognate in grande»











