Non capita di frequente che le tracce dell’esame di Stato rivelino un tema ricorrente. Quest’anno è successo, ed è curioso. Quasi tutte le tracce della prima prova della maturità 2026 parlavano…di maturità: parola e concetto del resto molto amati dal ministro.

Ne parla esplicitamente il sociologo Frank Furedi – giusto qualche riga per lamentarsi che i trentenni di oggi non la accettano. Ne parla Mario Calabresi nel suo elogio della fatica quotidiana, ispirato alla figura di una saggia anziana (la nonna) e anch’esso contrapposto a una contemporaneità in cui «si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica». Ne parla la giornalista Wenke Husmann, per lamentarsi che con l’età adulta scompaia l’«incanto», quella sensazione di meraviglia suscitata dai fenomeni naturali prima che lo studio della scienza intervenga con le sue spiegazioni. Il brano è forse l’unico che sembra voler stimolare una reazione polemica da parte di studenti che probabilmente in gran parte non avranno avuto il coraggio di smentire Calabresi sull’importanza di «alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti», né se la saranno sentita di ridiscutere le considerazioni per quanto banali del brano di Furedi; mentre dissentire dalle opinioni della Husmann sembra più semplice – anche grazie agli spunti forniti dall’altra traccia a contenuto scientifico, la pagina del divulgatore Piero Bianucci che descrive (un po’ semplicisticamente) il progresso scientifico come una serie di sorprese meravigliose, sperimentate da scienziati curiosi (Röntgen, Einstein, Fleming) che vi inciampano mentre cercavano tutt’altro.